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L’Ip al centro di Verizon Business

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L’Ip al centro di Verizon Business

28 Feb 2008

di Rinaldo Marcandalli

Dopo l’acquisizione di Mci, Verizon Business punta sulle comunicazioni globali,basate su Ip, con obiettivi di crescita di fatturato e ampliamento della base clienti.  Per raggiungere gli obiettivi, la società propone nuove tecnologie e soluzioni Ip centriche

Rispetto ai grandi consolidamenti Telecom (Sbc–At&t e Sprint–Nextel), l’acquisizione nel 2005 di Mci da Verizon Communications non è nemmeno la più grossa (6,75 miliardi di dollari contro i rispettivi 16 e 25 di At&t e Nextel, fonte Washington Post), ma ha dato a Verizon una rete Ip al primo posto nella classifica della società di ricerca americana TeleGeography come ”backbone Ip più interconnesso”: massimo numero di sistemi autonomi; il business è abilitato a raggiungere direttamente più destinazioni che in qualunque altro carrier.
Un business che Verizon vede globale e multinazionale con soluzioni Ip centriche e aperto al mercato Europeo, ritenuto  potenzialmente il maggiore.
“Queste le due direttrici di marcia di Verizon Business, società attiva in 75 Paesi, 1200 città con 321 uffici e 32.000 dipendenti di cui più di 6.000 fuori dagli Usa, e un fatturato 2006 di 20,7 miliardi di dollari (il fatturato complessivo Verizon è di 90 miliardi di dollari)”, dice Blair Crump, group president International e clienti primari (i top 200 globali, il 75% in Usa), intervistato da ZeroUno a Reading, nel Regno Unito.
Verizon Business è una delle tre unità Verizon (con il 23% del fatturato complessivo) che si occupa di seguire il mercato aziendale, nello specifico della media e grande impresa (le altre due business unit sono “Wireless” – 46% del fatturato e maggior fornitore wireless in Usa – e “Telecom” che fornisce voce a larga banda e a fibra ottica nelle case, con servizi consumer televisivi, dati e voce). “Costituita con l’acquisizione di Mci, Verizon Business segnala lo shift organizzativo che passa dalle comunicazioni regionali (prima Verizon si concentrava sul mercato americano) a quelle globali, internazionali, con obiettivi di crescita della base clienti e di fatturato, con aggressivi investimenti in asset capitali”, dice Crump.
Dal punto di vista della trasformazione della rete, il passaggio dalle comunicazioni regionali a quelle globali ha portato l’adozione di tecnologie Ultra long haul (Ulh) che rigenerano un segnale non ogni 500, ma ogni 2000 Km – col 70% in meno di nodi. Ne è minimizzata la latenza di rete, critica in transazioni di trading chiuse in contesa su frazioni di secondo, e in applicazioni mission critical basate su intensa collaborazione remota. Le capacità aggregate del backbone Ip raddoppiano ogni 15-24 mesi: sono a 1 Terabit in rete, con velocità in Usa di 10 Gbps e in Europa 2,5 Gbps, su 446.000 miglia di routing Ip terrestre o sottomarino. Il traffico è tutto gestito col Multi-Protocol Label Switching (Mpls), il protocollo che dà un servizio unificato di trasporto per client adatto al trasferimento asincrono (Atm), dai frame Ip ai frame Ethernet, ai Sonet (fibre ottiche).
Ed è una trasformazione Ip centrica della soluzione che l’azienda offre ai 5700 clienti globali. L’invito è affrontare in quest’ottica la  globalizzazione e le applicazioni proliferanti in rete: contratti Hr con partner extranet, amministrazione (Fatture e Account Receivable), applicazioni “davanti al Cliente” (Crm o Sfa) o collaborative, per definizione “communication intensive”.
In quest’ottica, Verizon Business, al di là di una rete Ip globale e sicura, offre soluzioni in tutte le fasi di sviluppo di applicazioni in rete (assessment, misurazione, ottimizzazione, sicurezza e gestione).

 

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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