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Hp compra 3Com, un guadagno per tutti?

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Hp compra 3Com, un guadagno per tutti?

02 Dic 2009

di Giampiero Carli Ballola

Con 2,7 miliardi di dollari ‘cash’ hp acquista una società in grado di dare una spinta decisiva alle sua strategia di vendor globale. Un’operazione che le permette di disporre e di fornire tecnologie essenziali agli attuali trend dell’it e che dovrebbe portare ad un sensibile abbattimento dei costi per l’impresa utente

Con un comunicato ufficiale emesso il 12 novembre scorso, Hp ha annunciato di aver raggiunto un accordo definitivo con 3Com in base al quale si impegna ad acquistarne le azioni al  prezzo di 7,90 dollari per azione ordinaria, pagabili in contanti. Ciò porta il valore globale dell’acquisizione a circa 2,7 miliardi di dollari, e anche se la transazione è soggetta a tutti i vincoli societari e normativi del caso, per cui si concluderà solo tra qualche mese (si stima entro la prima metà del 2010), essendo stata approvata dai consigli di amministrazione di entrambe le società si può considerare in pratica come cosa fatta. Vediamo allora di capire quali effetti ciò potrà avere nel quadro del mercato del networking e dell’Ict in generale e nei confronti delle aziende utenti.

La “terza gamba” della strategia data center
    Dal punto di vista dei protagonisti, pare che l’operazione sia di quelle cosiddette ‘win-to-win’, cioè con vantaggi da ambo le parti. Per Hp, che sborserà i 2,7 miliardi di cui sopra, il guadagno sta, come ovvio, nel valore tecnologico e nella posizione di mercato delle soluzioni 3Com nell’area delle Wan, della network security (con la piattaforma Tipping Point), della integrazione wireline e wireless (con l’offerta H3C, società acquisita nel 2006 da 3Com e che entra nel ‘paniere’ dell’operazione) e soprattutto del ‘core switching’, cioè negli apparati che gestiscono le risorse di un data center ottimizzandone l’efficienza, area in cui secondo Gartner l’offerta ProCurve di Hp aveva delle lacune. Già forte sul fronte storage e server, da oggi Hp diventa quindi forte anche nella ‘terza gamba’ della sua strategia data center, il networking appunto, dotandosi di asset essenziali allo sviluppo di tendenze evolutive dell’It come la Soa, il mobile Web, l’Ucc e soprattutto il cloud computing. Inoltre, 3Com porta ad Hp anche consistenti vantaggi di posizione su alcuni mercati-chiave. La Cina innanzitutto, dove ha centri di produzione e un patrimonio umano di oltre 2.300 ricercatori e sviluppatori e che, secondo l’Aberdeen Group, aprirebbe grandi prospettive ad Alcatel-Lucent, alleata Hp per le reti geografiche; poi l’area del Pacifico e l’America Latina. Dal canto suo, Hp offre a 3Com il mercato Nord americano, dove non aveva mai ‘sfondato’, una consolidata struttura di canale e un’altrettanto consolidata capacità di dare il supporto richiesto dalle grandi imprese sul fronte dell’integrazione delle reti e dei managed services, dando all’acquisita possibilità di sviluppo che da sola difficilmente avrebbe potuto avere.
Quanto agli utenti, buone notizie anche per loro. In primo luogo dovrebbe trattarsi di una transizione ‘soft’, aiutata, secondo Idc, dall’analogo modello di business delle due società, basato su una forte relazione con il canale, e dal fatto che, come osserva Gartner, il rapido ciclo di rinnovo degli apparati di rete assorbirà l’inevitabile ridefinizione dell’offerta in quelle aree (switch Lan e reti per filiali e piccole imprese) dove maggiore è la sovrapposizione con ProCurve. Ma soprattutto, la buona notizia sta nel fatto che, come notano quasi tutti gli analisti, Hp e 3Com hanno entrambe puntato sull’abbattimento dei costi degli apparati. Combinando l’ingegnerizzazione e produzione ‘made in China’ dell’una con le economie di scala abilitate dai volumi attesi per la futura offerta unificata dell’altra, è molto probabile che il Tco delle infrastrutture di rete si riduca ancora, con minori spese d’acquisto e di manutenzione. E i concorrenti? Anzi, ‘il’ concorrente, cioè Cisco, leader del mercato? Secondo Ovum è possibile che la situazione la spinga a creare, con un’acquisizione strategica, una propria offerta data center, ovviamente network-oriented. Cisco dispone, tra liquidi ed equivalenti, di 4,7 miliardi di dollari, può quindi puntare in alto e, sempre secondo Ovum, la scelta logica, stante la commoditizzazione dei server e lo spostamento del valore sullo storage e sulla rete, potrebbe essere Emc. Come si dice: ‘stay tuned’.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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