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Ecosistema 5G: accelerare i lavori in corso

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Ecosistema 5G: accelerare i lavori in corso

In occasione della presentazione dell’Osservatorio 5G & Beyond del Politecnico di Milano, emerge un messaggio univoco dal confronto fra i principali attori dell’ecosistema 5G in via di costruzione, a partire dall’esperienza delle sperimentazioni sul campo. È urgente realizzare applicazioni concrete in grado di portare valore, non si può aspettare la maturità della tecnologia 5G né che affermi in ambito consumer dove i tempi sembrano ancora lunghi. Il 5G va pensato soprattutto per applicazioni in ambito business a cui può offrire vantaggi immediati che potranno evolvere con la maturazione della tecnologia.

09 Feb 2021

di Elisabetta Bevilacqua

L’Osservatorio 5G & Beyond del Politecnico di Milano ha individuato i diversi ambiti applicativi del 5G e li ha mappati anche sulla base di due dimensioni: l’impatto differenziale del 5G, in termini di miglioramento delle funzionalità rispetto alle reti attuali e la possibilità di abilitare nuovi servizi; la maturità tecnologica e normativa.

Si sono così definiti quattro cluster:

  • point of attack, dove l’impatto del 5G è significativo sia in termini di incremento di prestazioni sia di possibilità di sviluppo di nuovi servizi:
  • red ocean, dove la tecnologia è pronta ma la normativa ancora indietro; l’impatto differenziale non è così significativo rispetto all’impiego di altre tecnologie comunque disponibili;
  • question mark, dove il mercato potenziale è elevato ma altrettanto lo sono gli sforzi per raggiungerlo;
  • mission critical, dove le caratteristiche del 5G (in termini di latenza, affidabilità, il numero di dispositivi connessi) consentono di realizzare servizi altrimenti impossibili e portano valore, nonostante notevoli difficoltà da superare.

Tutti i gruppi (escluso il red ocean) portano benefici significativi anche in tempi brevi, a fronte però di investimenti non indifferenti, per la maggior parte delle applicazioni (figura 1).

Mappa delle potenzialità degli ambiti applicativi. Fonte: Osservatorio 5G & Beyond del Politecnico di Milano

Sfruttare da subito le potenzialità del 5G mettendo in moto l’ecosistema

I potenziali attori dell’ecosistema 5G si sono confrontati con questo scenario in diverse tavole rotonde all’interno della giornata dedicata al tema. Se ne ricava un messaggio chiaro: è necessario partire subito con quanto è già realizzabile, tendenzialmente a livello di impresa e comunque in aree geograficamente limitate.

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“È difficile prevedere come i diversi settori reagiranno all’iperconnettività indotta dal 5G, ma è indubbio che debbano dotarsi degli strumenti giusti per affrontare il cambiamento – conferma Alessandro Puglia Future of Technology Director, Capgemini Italy – Le attuali sperimentazioni rappresentano un trigger di creatività che accomuna diversi settori”. È però riduttivo, a suo parere, indicare solo i vantaggi tecnologici del 5G che va invece considerato parte integrante della trasformazione digitale e ha dunque un impatto su modelli di business, organizzazione lavoro, spazi e relazioni. “Non ci si può limitare al solo rollout fisico del 5G ma deve cambiare il modello di innovazione in una logica di ecosistema”, aggiunge.

Carmelo Cicero, Associate Director, Strategy & Consulting – Network – Accenture Europe, porta alcuni esempi di approccio all’ecosistema, basati su cloud edge per abilitare servizi avanzati. La sua azienda, per sviluppare una rete cellulare privata, per gestire alcune raffinerie in USA, colmando le lacune della rete pubblica, ha realizzato un accordo che coinvolge sia l’impresa nel settore energy coinvolta sia un provider. Con un approccio analogo sono state sviluppate applicazioni industriali nell’area del porto di Rotterdam con due use case: la manutenzione preventiva attraverso il rilevamento del rischio di corrosione e la digitalizzazione del field work che consente a ingegneri e ispettori di operare a distanza, grazie al 5G, attraverso strumenti di strumenti di collaborazione remota.

Con il 5G cambiano le regole dell’innovazione: partire da realizzazioni circoscritte in ambito business

È questa la posizione di Sabrina Baggioni, 5G Program Director, Vodafone Italia, che sottolinea la presenza per il 5G di due modelli di innovazione. Il primo tradizionale, tipico di qualunque nuova tecnologia che prevede la sperimentazione delle nuove release da verificare via via sul campo e che richiede di fare ancora tanta strada. C’è per anche una nuova modalità di lavoro finalizzata alla creazione di nuovi servizi, che devono tenere conto della nuova architettura, dell’edge, della latenza e che richiedono innovare e co-creare facendo collaborare i vari attori, andando a modificare le relazioni fra i vari protagonisti: operatori, sviluppatori software, aziende che adottano i servizi. “Nella sperimentazione Mise sull’area di Milano, che ha visto 40 partner di tutte le dimensioni e tipologie, abbiamo sempre lavorato su tavoli lavoro cross-funzionali e cross-competenze – precisa – Abbiamo capito cosa vuol dire pensare nuovi servizi con al centro la persona: non solo tecnici ma anche medici, biomedici, gestori di pezzi di servizio considerati clienti. Questo lungo periodo di commistione di competenze è stato indispensabile per disegno soluzioni end-to-end”.

Anche sulla base di questa esperienza, Baggioni conferma che non si possono aspettare i tempi per la fruizione di servizi consumer che andranno inevitabilmente a rilento nell’attesa della diffusione dei nuovi terminali 5G e della copertura delle reti. “Vedo invece molto fermento, nelle aziende che, indipendentemente dal settore, riescono a comprendere che il 5G genera maggiore scalabilità, flessibilità, efficienza, produttività”.

Secondo Gianni Guglielmi, Senior Manager – Live Reply, non è tuttavia semplice far comprendere alle imprese clienti il valore del 5G. “Siamo all’inizio del percorso ma è già subentrata una fase di disillusione, in parte per l’ancora scarsa conoscenza e in parte per la eccessiva enfasi nella presentazione del 5G – spiega – È necessario avvicinarsi alle aziende in ottica strategica per disegnare un percorso, per spiegare bene il 5G e uscire dalla nebbia”. Anche se ancora non tutte le feature del 5G sono state rilasciate, ci sono ambiti in cui è possibile partire, ad esempio le applicazioni definite dall’Osservatorio point of attack, che si potrebbero avviare con le tecnologie disponibili, spiegando che con il 5G funzionerebbe tutto molto meglio, è il suggerimento.

Fabio Moresi, Head of Wireless Marketing- Huawei Italia, indica la possibilità di creare una rete privata virtuale abilitata dalla banda millimetrica, nei probabili casi da cui si partirà, come aree portuali e aziendali, building, ospedali, stabilimenti manifatturieri, ecc. “Finora ci si è focalizzati soprattutto sulla banda C, ma esiste anche la banda millimetrica [ndr: nell’intorno dei 27 GHz] che può essere un forte abilitatore in ambito enterprise, soprattutto in aree limitate geograficamente, con la creazione di celle piccole per coprire distanze di qualche chilometro, con particolare attenzione allo smart manufacturing”, suggerisce.

Nel frattempo si va consolidando la nuova piattaforma convergente

“Il 5G ha necessità computazionali e di latenza, che non solo richiedono di spostare le applicazioni sul public cloud ma anche di eseguire l’app nella location ottimale – sostiene Cristina Conti, Customer Engineering Manager, Google Cloud – Secondo la strategia cloud di Google per il 5G, Global mobile edge cloud, la tecnologia 5G va a braccetto con l’edge computing che si avvicina all’utente, riduce la latenza e migliora le prestazioni di elaborazione”. Un player come Google cloud può sfruttare non solo l’infrastruttura cloud distribuita su più region e gli edge point of presence, sparsi in tutto il mondo, ma anche i nodi edge da installare nelle reti degli operatori telefonici e dei cloud dei provider. “Sopra all’infrastruttura edge possiamo offrire una piattaforma aperta e cloud nativa basata su Anthos Kubernetes che modernizza l’infrastruttura e consente di eseguire ove necessario le applicazioni che devono così essere scritte una sola volta”, aggiunge.

TIM, maggiore cloud provider italiano, per presidiare la filiera 5G in un logica end-to-end, punta a trasformare in nodi edge le vecchie centrali telefoniche, sfruttando anche la potenza dell’AI, grazie alla partnership con Google. A partire da questa solidità infrastrutturale e dalle competenze nel campo dei managed service, TIM si propone come system integrator nel mondo 5G. “Il ruolo dei grandi operatori non è solo offrire la tecnologia ma accompagnare di pari passo l’innovazione attraverso la costruzione del caso cliente, da creare man mano che la tecnologia arriva”, sottolinea Antonio Morabito, Responsabile Enterprise Marketing – TIM.

Fortinet vede rafforzata la propria missione di mettere in sicurezza le infrastrutture cloud degli operatori telefonici o delle service platform. “Il 5G potenzia il concetto di piattaforma digitale pervasiva e convergente con il cloud, non solo con prestazioni superiori in termini di velocità – sottolinea Giosuè Vitaglione, Director Global Alliance Telco Sales Development Emea – Poiché saranno coinvolti, come gli use case evidenziano, processi di business, social media, smart manufacturing, smart building, smart city…, il tema della sicurezza è rilevante”. L’attenzione di Fortinet si concentrerà dunque a studiare i malware specifici per il 5G, la loro evoluzione e la vulnerabilità delle applicazioni, anche nel software infrastrutturale.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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