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L’AI accelera, lo storage anche

Densità, sostenibilità e sicurezza al centro dell’evoluzione dello storage. Un elemento sempre più cruciale per supportare le nuove ondate di novità AI, deve dimostrarsi all’altezza delle sfide tecnologiche, ambientali e di resilienza che le aziende presentano. All’appuntamento Accelerate 2023, Pure Storage imbocca questa direzione

Pubblicato il 19 Giu 2023

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Appare intramontabile il settore dell’archiviazione, guardando al suo passato, e il presente lo conferma, con un nuovo periodo di crescita appena iniziato. “Effetto AI”, con i suoi esagerati volumi di dati, ma non solo. A contribuire ci sono anche analytics e servizi basati su cloud, combinati con il bisogno continuo di controllare i costi, di essere sostenibili e di proteggersi.

Sono tutte sfide inevitabili, su cui confrontarsi sul mercato ma anche su cui far leva, per distinguersi e dimostrarsi l’alleato ideale per quelle aziende che si stanno incamminando sul proprio percorso AI e vogliono evolvere in modo graduale, secondo necessità.

È in questo contesto e con questo intento che Pure Storage si presenta all’appuntamento Accelerate 2023, annunciando la volontà di diventare il primo provider tecnologico in grado di soddisfare l’intero spettro delle necessità storage mediante soluzioni all-flash.

“L’intenzione è quella di ampliare gli use case a disposizione, non focalizzandoci solo su quelli mission critical che richiedono alte performance e basse latenze. Miriamo a una soluzione per il management del dato dal punto di vista infrastrutturale a 360 gradi” spiega infatti Umberto Galtarossa, partner technical manager di Pure Storage.

Un nuovo passo verso all-flash a 360 gradi

Il nuovo tassello fondamentale per raggiungere questo obiettivo è l’esordio del più grande modulo flash presente sul mercato, da 75 Terabyte. Una sfida al mondo dei dischi rotativi, secondo Galtarossa “non più in grado di evolvere con la stessa velocità anche dal punto di vista applicativo, per limiti infrastrutturali. La tecnologia flash lo scavalca, assicurando ancora ottime scalabilità dal punto di vista della ‘densificazione’ delle celle”. Ci sarebbero quindi ampi spazi di miglioramento, che Pure starebbe già esplorando, con l’idea di raggiungere i 300 Terabyte entro qualche anno: un upgrade tecnologicamente sostenibile e già in fase di testing.

Complice l’intelligenza artificiale, i dati diventano fisiologicamente di più da gestire quindi le densità su scalabilità alte a basso costo rappresentano, per chi si occupa di storage, un punto centrale che può costituire una svolta.

Percependo una situazione potenzialmente insostenibile per workload con elevate esigenze di capacità e attenzione ai costi, se ancora affidati a storage legacy e a disco, Pure Storage presenta il nuovo modello FlashArray E. È la sua risposta per chi si aggira attorno al Petabyte, per eliminare inefficienze riducendo i consumi di alimentazione dell’80% e i costi operativi del 60%, ma non solo. Per farsi spazio e sfidare i moduli rotativi, la novità punta anche sulla sostenibilità, promettendo di evitare l’85% di rifiuti elettronici e di limitare lo spazio occupato. “L’obiettivo è offrire ultra densità laddove fino a oggi servono due o più rack pieni di moduli rotativi. Ne deriva un forte vantaggio anche nei consumi, a partire da quelli per i sistemi di raffreddamento” spiega Galtarossa.

Sostenibilità fa rima con densità

“In un’ottica puramente operativa, si vogliono condensare diverse centinaia di terabyte in poche rack unit, con un occhio ai costi per restare competitivi. Già lo scorso anno abbiamo raggiunto una riduzione del 70% dell’impatto ambientale rispetto a dischi tradizionali e array ibridi. Scalando con la quantità di dati, questo vantaggio ambientale aumenta e la famiglia E va proprio in quest’ottica: sostituire 2 o 3 rack di dischi rotativi che consumano 20 kWh con una soluzione che ne consuma 3” aggiunge Galtarossa.

Nel capitolo “sostenibilità”, il protagonista non può che essere il raffreddamento. Un tema strettamente legato allo spazio occupato, motivo per cui continuare a lavorare sulla densità, riducendo in modo drastico i consumi e, in generale, gli oneri per i data center.

Densità ed efficienza sono anche al centro del refresh che coinvolge due famiglie di storage già in essere: FlashArray//X™ e FlashArray//C™. Una per applicazioni mission critical, una per applicazioni che necessitano di più array più densi e capacitivi, entrambe ora raggiungono fino al 40% di prestazioni in più, il 30% di compressione inline. Tali upgrade aumentano la capacità storage utilizzabile rispetto ai modelli precedenti ma presentano anche nuove funzionalità anti-ransomware.

Il ripristino veloce guida le nuove strategie di sicurezza

La sicurezza sgomita con la sostenibilità, se si parla di urgenze, e pervade le novità di Pure Storage. Lo fa a partire dal lancio di un innovativo SLA (Service Level Agreement) per il ripristino da ransomware che garantisce la disponibilità di uno storage pulito in seguito a un eventuale attacco. Arricchito da funzionalità AIOps, abilita strategie per la protezione dei dati supportate da un ambiente di ripristino garantito e da efficaci capacità di sicurezza basate su ML/AI. L’obiettivo non è solo quello di acquisire livelli di agilità e resilienza “a prova di futuro”, ma anche di velocizzare il ritorno alla normale operatività.

“Oggi tutto gira attorno alla recuperabilità dei dati ed è su questo che fanno perno due novità: il Data protection assessment e il DRR (Disaster Risk Reduction) anomaly detection. Nel primo caso si tratta di una sorta di ‘advisor’ relativo alla disponibilità di tutte le golden copy, affiancato a un controllo delle metriche e a numerose best practice. Ci si vuole assicurare che le copie immutabili non siano cancellabili e non sia possibile ridurne la retention, neanche da parte dell’amministratore dello storage in modo che, se un hacker ruba le sue credenziali, le golden copy restano protette” spiega Galtarossa.

Con il DRR anomaly detection, Pure Storage arriva invece a sorvegliare la data reduction, per poi inviare un alert in caso di diminuzioni repentine e sospette. “L’idea è quella di fermare il prima possibile la decriptazione del dato, per poi usare le golden copy per ripristino il più veloce possibile”. Golden copy al centro anche delle novità di security nell’offerta as-a-service, con una retention di 14 giorni e copie immutabili conservate per 30 giorni sullo storage primario. L’imperativo resta e resterà per lungo tempo sempre lo stesso: ripristinare il più velocemente possibile.

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