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Bpu Banca: l’It diventa responsabile

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Bpu Banca: l’It diventa responsabile

06 Apr 2007

di Elisabetta Bevilacqua

In Bpu Banca le figure It di interfaccia verso il business non mancano ma l’IT rivendica il proprio ruolo  di riferimento nella scelta delle soluzioni e nell’erogazione dei servizi. Guardando sempre all’efficienza e al business. Nella foto Gianfranco Lorusso, Cio di Bpu Banca

Con la recente fusione di Banca Lombarda e Piemontese con Bpu Banca (http://www.bpubanca.it/ ), nata a sua volta dalla fusione avvenuta nel 2003 tra Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino e Banca Popolare Commercio e Industria, si creerà uno nuovo gruppo, che sarà denominato Ubi Banca e si collocherà ai primi posti della classifica globale delle banche di creditocooperativo.
Da sempre all’avanguardia nell’innovazione tecnologica (con una vocazione decisa per l’open source), la banca capogruppo si pone oggi come centro servizi verso le banche commerciali che ne fanno parte, anche per quanto riguarda la componente It. Questa, in continua evoluzione con la creazione di nuove figure di interfaccia verso il business per meglio recepirne le esigenze, rivendica, al tempo stesso, il proprio ruolo di indirizzo per la scelta delle soluzioni e delle tecnologie. “Riceviamo decine di richieste, dalle più banali, come l’acquisto di un cellulare, a richieste più articolate di interventi sul software applicativo, fino a progetti complessi – esordisce Gianfranco Lorusso (nella foto), Cio di Bpu Banca – La gestione di questa molteplicità di richieste, accompagnata alla necessità di trasparenza nelle risposte, soprattutto nell’area dei progetti software, ha reso da tempo necessaria la creazione di un ufficio di demand management”.
In pratica si è attivato un doppio binario: il primo per soddisfare le esigenze in campo software, il secondo per le richieste di servizi. Questi ultimi, in particolare, vengono forniti alle banche commerciali stipulando accordi che prevedono Sla definiti contrattualmente, con un rapporto che consente di ripartire la spesa Ict sulle banche che usufruiscono del servizio.
Sul versante delle richieste di tipo software, invece, è stato da tempo creato un ufficio, composto da analisti funzionali con buone conoscenze della banca, specializzati per area aziendale, con l’obiettivo di raccogliere le esigenze e “non le soluzioni” (demand management), come tiene a precisare Lorusso. Il Cio sottolinea, inoltre, la necessità per l’It di farsi carico della proposta delle soluzioni, tenendo conto di fattori delicati quali il lievitare della spesa e l’etereogeneità delle tecnologie, non sempre integrabili e compatibili con il resto dell’infrastruttura. “Il ruolo dell’It è comprendere le esigenze, valutando soprattutto il valore che la soluzione di quella esigenza porta al gruppo. In pratica, l’It deve saper rispondere a domande tipo quale risparmio di persone posso realizzare in caso di problema di efficienza, quale aumento del business, quanti clienti in più, ecc.”, sottolinea Lorusso. Fino allo scorso anno l’organizzazione prevedeva di tenere sotto controllo il day by day attraverso un sistema dedicato di gestione delle richieste e di pianificazione delle attività, operando, invece, solo una volta all’anno in una logica di master plan: venivano analizzate le richieste, quantificati i costi da parte della fabbrica del software (un gruppo interno dedicato alle attività di sviluppo e manutenzione del software), definite le priorità in base ai risultati stimati. Nel 2005, ad esempio, sono state fatte richieste di attività per 120 mila giorni uomo a fronte di 80 mila giorni disponibili dalla fabbrica del software (fra risorse interne ed esterne). In base alle priorità, alla fine si è definita la pianificazione dell’anno successivo, nonostante le difficoltà di rispettarla a causa delle necessità quotidiane.
Per garantire il rispetto dei tempi e dei costi è stato, quindi, creato un nuovo ufficio pianificazione a livello di It e, dall’inizio del 2007, il demand management è stato integrato nella parte disviluppo strategico aziendale. Ma l’allinemento dell’It alle esigenze del business (e la flessibilità dei sistemi) non si garantisce solo rispondendo alle richieste; è necessario assumersi la responsabilità, da parte dello stesso It, di proporre investimenti “discrezionali”, ossia non motivati semplicemente dall’obsolescenza, ma programmati guardando avanti, in una logica evolutiva. Con questa visione, Bpu Banca ha deciso di rinnovare radicalmente il proprio sistema informativo, sempre all’interno di una scelta open, con l’introduzione di un’architettura Soa. “Il principale obiettivo del progetto è avere un’architettura del sistema flessibile, capace di rispondere in tempi repentini alle sollecitazioni, tentando anche di ridurre i costi” dichiara Lorusso. Dopo la vecchia fusione del 2003 tra le due banche siamo passati da un costo del sistema informativo di 200 milioni annui (come somma dei due costi precedenti) a poco più di 150 milioni di euro, un costo difficilmente riducibile se si fosse mantenuto l’attuale sistema. Questa scelta architetturale faciliterà probabilmente anche il percorso di integrazione di Banca Lombarda e Piemontese. “Ma con la nuova architettura – aggiunge Lorusso – i costi saranno certamente inferiori grazie ad un minor numero di linee di codice, i minori rischi di errore, i costi di manutenzione inferiori, la maggior concentrazione sui singoli componenti”. Per svolgere un ruolo proattivo nella proposizione tecnologica nell’organigramma dell’It è previsto, inoltre, un gruppo di ricerca e sviluppo che si dedica sia alla ricerca applicata (nuovi device, Atm evoluti…) sia “free”, ossia con l’obiettivo di verificare, a livello mondiale, le novità tecnologiche e i casi di successo. E infine, sempre per migliorare le relazioni con il business, è appena nata un nuova funzione di delivery manager, non tecnica ma organizzativa, per la gestione delle attività di formazione, comunicazione, manualistica, ecc.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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