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Se la banca aiuta a fare impresa

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Se la banca aiuta a fare impresa

05 Dic 2005

di Elisabetta Bevilacqua

Banca Marche realizza un progetto rivolto alle Pmi nella propria area geografica per la diffusione di un sistema gestionale integrato Open Source. E’ la premessa per la crescita, anche sul piano organizzativo-manageriale, delle aziende locali nonchè uno stimolo al settore It. Nella foto Corrado Faletti, Cio di Banca Marche

Affinché l’Open Source possa diventare un’opportunità di crescita e le Pmi possano sfruttarne a pieno il valore, è indispensabile superare alcuni limiti ancora presenti nel suo modello di business. È questa l’idea da cui nasce il progetto promosso da Banca Marche, che ha l’obiettivo di “facilitare la diffusione informativa delle opportunità offerte dall’acquisizione di soluzioni software gestionali open source verso le Pmi presenti sul suo territorio”, come ricorda Corrado Faletti, Cio di Banca Marche.
Banca Marche nasce nel 1994 dalla fusione della Cassa di Risparmio di Pesaro, dalla Cassa di Risparmio di Macerata, a cui nel 1995 si aggiunge la Cassa di Risparmio di Jesi. Oggi, a seguito di sucessive operazioni di merging si è formato un Gruppo con filiali nelle Marche, in Abruzzo, Umbria, Lazio ed Emilia Romagna, oltre 270 sportelli, a cui si prevede se ne aggiungeranno 50 entro il 2007.
Il progetto si inserisce all’interno della strategia di innovazione di Banca Marche avviata all’inizio del 2005, che si articola in due direzioni: verso la tecnologia interna (con l’obiettivo di ridurre i costi, aumentando investimenti per incrementare complessivamente i propri margini) e verso i clienti Pmi per aiutarli a crescere. “Nel progetto per la diffusione di soluzioni open, la banca non ha l’obiettivo di fare business, ma di aiutare le Pmi clienti”, aggiunge Faletti. Per favorire la crescita delle Pmi, risulta indispensabile aiutarle a fare evolvere il loro modello organizzativo e manageriale, che, se era adeguato quando l’orizzonte dell’attività era regionale o al più nazionale, non riesce più a stare al passo con le sfide attuali, che hanno come orizzonte l’economia globale. “Vanno cercati nuovi livelli di gestione dell’impresa, anche grazie alla crescita e alla formazione dell’imprenditore”, sottolinea Faletti. E vanno anche forniti strumenti capaci di aumentare le possibilità di integrazione fra imprese, che possono favorire l’evoluzione della gran parte delle imprese a cui si rivolge il progetto (generalmente con meno di 50 dipendenti) e che operano ancora in una logica artigiana, verso modelli di business più strutturati. “Queste imprese, che fanno parte del mondo dei terzisti e ragionano ancora in un’ottica più artigiana che industriale, hanno esigenze più di catena produttiva che di rete di vendita”, sottolinea Faletti.

Un Erp esteso basato su open source
La scelta di un Erp esteso basato su open source è stata dunque la naturale conseguenza di questa analisi. “Abbiamo valutato l’open source come la tecnologia che più di altre potesse portare valore: riducendo i costi d’ingresso che rappresentano il freno principale per la Pmi, normalmente abituata ad investimenti molto contenuti, che non consentono di fare massa critica. Inoltre l’innovazione è costosa anche a causa del modello di business dei fornitori tradizionali che guadagnano soprattutto sulla manutenzione del software, con la conseguenza di bloccare il mercato”, spiega Faletti.
Il paradigma dell’open source porta invece con sè valori importanti quali l’elevato livello qualitativo della produzione, visto che sopravvivono solo le soluzioni con un alto grado di interesse da parte della comunità; il coinvolgimento di qualificate capacità professionali, l’accettazione e la validazione pubblica delle sole soluzioni giudicate migliori. 
Ma non ci sono solo gli aspetti positivi. “L’analisi sull’open source ci ha portato a valutarlo come un mondo di facile accesso oltre che un interessante laboratorio di sperimentazione, ma non ancora un modello di business”, dice Faletti. “Per questo la diffusione è ancora così modesta”.
L’immaturità del modello di business deriva soprattutto dalla difficoltà degli operatori It a spostare la focalizzazione dallo sviluppo del software alla qualità della manutenzione e dei servizi. La soluzione è stata allora la realizzazione di un accordo che vede più attori coinvolti nel progetto: oltre a Banca Marche nel ruolo primario di facilitatore, vi partecipano Sun Microsystems, nel ruolo di sponsor tecnologico del progetto; Confapi di Ancona, come associazione di categoria; la comunità Open Source, come produttore primario del software; la software house locale SH Sistemi di Osimo, come produttore secondario di software, fornitore di servizi di manutenzione e formazione, oltre che di Business Process manager.
A partire dall’analisi delle esigenze delle Pmi locali, sopra delineate, si sono selezionate le componenti tecnologiche (l’Erp, innanzi tutto, ma anche un software per la gestione documentale, per la gestione della forza vendita, ecc.) con l’obiettivo di creare un pacchetto completo e integrato, che allo stato non esiste, nonostante l’enorme disponibilità di singole componenti open source anche molto sofisticate.
È stato poi realizzato, con il supporto di Sun, un laboratorio tecnologico per consentire ad alcune imprese (40-50 in fase iniziale) la sperimentazione gratuita del prodotto, che poi sarà fornito successivamente come servizio dalla banca alle imprese che vorranno utilizzarlo.
Il primo vantaggio immediatamente percepibile per le Pmi è il risparmio (si è calcolata la riduzione del 10% dei costi). Ma altri vantaggi che verranno percepiti successivamente sono la maggiore efficienza dei processi organizzativi e dei processi produttivi. Dall’altro lato la software house che partecipa al progetto può sfruttare il riposizionamento strategico sul mercato e i vantaggi non mancano anche per la banca in termini di promozione della propria immagine, aumento di reputazione sul territorio e di quote di mercato, miglioramento del rapporto di fiducia con i clienti, ritorni di informazioni sulle Pmi, oltre che ricavi dai servizi di hosting. Tutto ciò ha naturalmente anche un costo che è stato valutato: i costi di partecipazione al progetto, di pomozione informativa e di infrastruttura di hosting per la banca; di promozione e partecipazione al progetto, oltre che di fornitura gratuita di prodotti agli aderenti al progetto per il partner tecnologico; di integrazione dei nuovi prodotti, di formazione e di adeguamento dei processi organizzativi per la Pmi; di riorganizzazione delle linee produttive, formazione, realizzazione dell’infrastruttura operativa e di promozione, per la software house.

Corrado Faletti, Cio di Banca Marche

 

L’Open Source sul mercato mondiale del SW
Lo sviluppo applicativo sulle diverse piattaforme (M$ e %)


Fonte: Idc

 

 

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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