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Integrazione: non solo tecnologica

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Integrazione: non solo tecnologica

05 Set 2005

di Gianni Rusconi

Ridisegnare la struttura degli asset tecnologici e organizzativi è la base su cui le imprese devono edificare nuovi ed estesi modelli di process management: è quello che Gartner ha battezzato Business Process Fusion, dove Bpm e Soa hanno un ruolo centrale. Quali differenze nelle proposte Sap, Oracle e, in prospettiva, Microsoft?

Segnaliamo che nel numero di Dicembre ZeroUno realizzerà un servizio di approfondimento sulla Soa


Entro il 2007, uno dei driver chiave per gli investimenti It delle aziende Global 2000 sarà quell’insieme organico di applicazioni, architetture e servizi che Gartner ha battezzato Business Process Fusion. Cosa si intende con questo ennesimo neologismo? Secondo la società di ricerca, il concetto riassume la trasformazione delle attività aziendali attraverso un’integrazione preventiva a livello di processi di business e la creazione di nuove capacità di management avanzate. Se ottimizzare le risorse esistenti è il passaggio obbligato per generare nuova efficienza, re-ingegnerizzare, esternalizzare e monitorare i processi è la chiave per raggiungere un obiettivo strategico quale deve essere considerato lo “status” di real time enterprise.

Con Antonio Capparelli, Associate Director in Gartner Italia, ZeroUno ha messo a fuoco i punti più importanti dello scenario che la società americana ha prospettato per i prossimi anni rispetto all’evoluzione delle piattaforme gestionali di classe enterprise con una premessa di fondo: “Un elemento di evoluzione di cui tenere conto è legato al tema dell’integrazione, ma non tanto in senso tecnologico, come è stata frequentemente interpretata negli ultimi anni, quanto rispetto ad applicazioni e processi di business”. Il tema dell’application integration è sui tavoli di Cio e vendor It da tempo e nel quadro dipinto da Gartner diventerà una priorità sempre maggiore anche in relazione al peso crescente dell’esigenza di supportare meglio le attività di business e di valorizzare il patrimonio applicativo esistente, della disponibilità di piattaforme middleware molto performanti e dell’adozione generalizzata di standard di integrazione tecnologici. L’aspetto chiave della questione, secondo l’analisi di Capparelli è quindi il seguente: “Il trend che emerge sul mercato richiama l’importanza dei processi rispetto al ruolo delle soluzioni applicative, e lo si evince in modo particolare rilevando la necessità di integrazione end-to-end espressa dalle imprese. Da qui un interesse maggiore per soluzioni di Business Process Management (Bpm), e quindi strumenti in grado di esplicitare i processi attraverso l’analisi, la definizione, l’esecuzione e la gestione degli stessi”.

Bpm e Soa

Il Bpm, nell’accezione sopra descritta, costituisce quindi una leva di differenziazione per le imprese che intendono raggiungere obiettivi di agility e flessibilità e che mirano a diventare extended e adpative? “Parliamo – questa la risposta di Capparelli – di una tecnologia innovativa che crea valore differenziale: oggi siamo nella sua fase di sviluppo iniziale ma ci sono tutti gli elementi per prevederne una piena maturazione in tempi brevi. È una tendenza di tipo cross-industry che si applica in modo particolare a quelle aziende che guardano all’evoluzione dei processi quale strategia chiave per conseguire precisi obiettivi di business, a prescindere dalle dimensioni e dal settore di mercato di competenza”.

Nella visione “Fusion” di Gartner il ruolo dei processi è quindi centrale e trasversale a tutta l’infrastruttura It dell’enterprise, dall’Erp al back office, e si esprime attraverso un ecosistema che vede i processi stessi e i vari strati delle funzioni aziendali essere abilitati e gestiti attraverso una nuova disponibilità di strumenti di business management (Cpm e Bpm in primis) strettamente integrati con il middleware e con le piattaforme applicative core riunite in un’architettura orientata ai servizi.
“Le applicazioni aziendali – ha aggiunto Capparelli in proposito – tenderanno ad aprirsi in un’ottica intra-applicativa per consentire l’esecuzione agile, flessibile e tempestiva dei processi. È un’esigenza che implica la trasformazione di Crm, Erp e Scm in una visione architetturale d’insieme in grado di erogare all’utente aziendale, in una logica di servizio, l’insieme delle funzionalità richieste”. Ma dove, e attraverso quali modelli operativi, si manifesterà maggiormente l’application integration in seno all’enterprise? A livello di reti, middleware, applicativi, sistemi legacy? “Non c’è – ha precisato Capparelli – un unico modello di riferimento, valido per tutti. Ogni singolo vendor sta cercando di rispondere in modo personale a questa esigenza, anche se i passi compiuti sul fronte della standardizzazione cross-platform sono evidenti, come nel caso di Mendocino, che Sap e Microsoft hanno sviluppato congiuntamente. In linea generale la catena del valore attraverso la quale i vendor It erogheranno ai dipartimenti It aziendali gli strumenti per trasformare e integrare i processi dovrà necessariamente dotarsi di framework dedicati, di nuove best practice funzionali che diventano strategiche in quanto non disponibili in formato pacchettizzato nelle piattaforme applicative”.
Rimane da chiedersi se questo nuovo corso che segnerà l’offerta applicativa dei prossimi tre/cinque anni sarà prerogativa del mondo enterprise o si potrà estendere anche allo small e medium market e in tal senso Gartner rileva come l’impatto del fenomeno Business Process Fusion sarà maggiore nelle grandi imprese dal lato offerta mentre nelle piccole e medie organizzazioni sarà fondamentale la predisposizione all’innovazione di ogni singola azienda.

Entrando infine nel merito delle prime reazioni della domanda, Capparelli ha confermato come il velato scetticismo registrato fra gli utenti sia da valutare rispetto a due direttrici: “Le imprese più avvezze alla tematica dell’application integration e mature rispetto all’utilizzo di piattaforme enterprise in stile Ibm o Bea possono esprimere scetticismo verso l’ipotesi di un singolo fornitore di applicazioni mentre le aziende ancora digiune di interventi sostanziali per l’integrazione dei processi, generalmente di medie dimensioni, sono teoricamente più sensibili all’idea di rivedere completamente l’infrastruttura informativa”.

Sap e Oracle a confronto

Gli ultimi mesi hanno confermato come sia sul lato infrastruttura che su quello delle applicazioni i grandi software vendor siano ormai fagocitati dagli sviluppi delle proprie piattaforme in ottica Service oriented architecture. L’obiettivo Soa è trasparente in Sap, che con Esa (Enterprise Service Architecture) ha gettato le basi operative per riscrivere tutta la propria offerta applicativa basata su Netweaver, ma anche in Oracle, concentrata più che mai sull’integrazione mediante Web service con il lancio recente di Fusion Middleware. Ci sono, questa la domanda che si fanno gli analisti, sostanziali differenze d’approccio fra le due regine del mercato Erp, senza dimenticare ovviamente i lavori in corso di Microsoft con il proprio Project Green?

La visione Gartner per il “Business Process Fusion”

Fonte: GartnerPer quanto riguarda le attività in progress della casa tedesca, basterebbe citare i nomi dei vendor deputati ad abbracciarne la nuova piattaforma Esa per capire quanto sia strategica Esa per il futuro del gigante dell’Erp: Adobe, Computer Associates, Cisco, Intel, Emc, Mercury, Symantec e Veritas si sono aggiunte a Ibm, Macromedia e Microsoft nel confermare di voler prendere in licenza la tecnologia (e in modo particolare i servizi enterprise e i modelli applicativi per l’automazione dei processi di business) per ottimizzare i propri prodotti in orbita Sap. Presentata nel 2003, Esa si può definire sotto varie vesti: un’offerta di consulenza strategica e tecnico-implementativa articolata in quattro fasi distinte (il cui snodo è la costruzione “on site” di una road map dell’infrastruttura It dell’azienda completamente orientata al business), un complesso di best practice e strumenti di gestione del Tco a supporto delle architetture sui cui si fondano le enterprise application; una piattaforma basata su Web service e sul middleware NetWeaver che permette di realizzare processi di business collegando applicazioni di natura eterogenea attrverso standard e componenti software riutilizzabili. L’obiettivo è in sostanza quello di spostare le applicazioni al livello degli apparati di networking o dei sistemi di data management e i primi esempi non mancano, vedi l’iniziativa Aon (Application oriented networking) di Cisco, secondo cui  i router sapranno riconoscere alcune funzioni di mySap Erp e girarne selezionate informazioni da o verso una specifica postazione predefinita, Mendocino, la joint product messa a punto con Microsoft per collegare l’Erp con Office, e il nuovo database DB2 di Ibm, ottimizzato per Sap.

Se il colosso tedesco sembra essere già pronto a fornire al mondo enterprise una metodologia definita e strumenti idonei per affrontare il processo di migrazione da applicazioni legacy a piattaforme Soa, in casa Oracle i riflettori sono puntati su Fusion, il progetto in cui convergeranno nel 2007 le evoluzioni delle business application proprietarie e di quelle ereditate da JdEdwards e Peoplesoft (si veda articolo a pag. 48 del numero 282/283 di ZeroUno). Java sarà il cuore pulsante di un’architettura orientata ai servizi che potrà facilmente essere spezzata in componenti e abilitare l’automazione di processi di management strategici grazie ad avanzati strumenti di business intelligence. L’avvenuto rilascio di Fusion Middleware, invece, una suite di prodotti destinata a fare da integratore fra applicazioni Oracle e non-Oracle, va intesa come la risposta più logica alle istanze avanzate di quegli utenti che sono già nella condizione di dover aggiornare la propria infrastruttura It, a prescindere dalla prossima convergenza delle piattaforme in gioco. Basata su standard e di natura modulare, Fusion Middleware, nasce per aiutare la “fusione” fra differenti strati applicativi maturi ed è per Oracle, di fatto, il contraltare di ciò che NetWeaver è per Sap. La scommessa, per entrambi, è esplicita: ottimizzare le risorse di gestione esistenti e creare processi di business attraverso Api e punti di integrazione abilitati ai Web service. Nel caso di Oracle, in particolare, la suite include software propri nella base architetturale dell’Application Server 10g, e quindi tool di sviluppo, server J2Ee, infrastruttura di servizi Web, strumenti di Bpm, activity monitoring, di Business intelligence e di identity management e di gestione dei portali, e componenti di security derivati dalla recente acquisizione di Oblix. z z


L’application integration? Passa anche dalla rete
Il tema dell’integrazione, dal lato delle applicazioni, è uno dei temi caldi sui quali lavora da tempo anche Massimo Pezzini, VP and distinguished analyst in Gartner Group, che a ZeroUno ha illustrato i possibili scenari a venire in materia. “L’integrazione a livello applicativo è oggi così importante perché non è un aspetto tecnologico puro ma bensì di business: la grande azienda – ha precisato Pezzini – non può prescindere da requisiti che si chiamano sincronizzazione e visibilità dei dati, agilità e reattività dei processi, workflow e sistemi di data response veloci ed evoluti. Per questo vanno ridisegnati i modelli di implementazione delle applicazioni, a tutti i livelli”. Priorità, dunque, che non possono non essere estese anche al livello della rete per un semplice motivo: “l’interoperabilità delle business applications e l’allineamento fra database e fonti dati eterogenee – ha sottolineato Pezzini – è un problema vecchio e noto ma sono cambiati radicalmente gli elementi con i quali oggi questo fenomeno si manifesta in ambiti enterprise, a cominciare dalla condivisione dei dati in real time in architetture orientate ai servizi”. La rete, seppur non espressamente citata ma sempre e comunque tassello chiave per far girare i sistemi, fa parte di questo nuovo quadro di offerta che grazie a strumenti avanzati in chiave middleware (Web service, Soa e ambienti di sviluppo in primis) deve poter far conciliare applicazioni, sistemi legacy, modelli semantici e processi fra loro diversi. “Il modello di integrazione cui fare riferimento – ha concluso infine Pezzini – è oggi di tipo “application level logic” e ha superato l’approccio “application centric” che prevedeva la convergenza di Erp, business intelligence, Crm e soluzioni B2B nell’application server aziendale. È necessario quindi tendere a un Enterprise Nervous System che preveda tre strati sinergici di architettura applicativa, adeguatamente supportati da attributi di integrazione per abilitare la virtualizzazione degli asset fisici e modelli logici di gestione e di distribuzione dei dati fortemente orientati al business”. (G.R.)

Ridisegnare la struttura degli asset tecnologici e organizzativi è quindi la base su cui le imprese devono edificare nuovi ed estesi modelli di process management ma anche il principio guida per l’implementazione delle business applications di nuova generazione, quelle che nasceranno in seno allo sviluppo ormai inarrestabile delle architetture di tipo Soa (service-oriented architecture) basate su Web services.
La lenta e ipotizzabile prossima estinzione delle piattaforme “monolitiche”, che  per oltre 40 anni hanno caratterizzato l’intero scenario informativo a livello enterprise è confermata dalla rinnovata focalizzazione sui processi.
Protagoniste della prima fase della rivoluzione e-business, come ha rilevato Gartner, sono le tecnologie Internet. La sfida cui saranno presto chiamate le aziende è quella di sfruttare l’effettiva maturità delle tecnologie Internet (applicate fino a poco tempo fa in modo spesso superficiale alla periferia delle attività aziendali senza impattare seriamente su procedure e organizzazione) per semplificare l’automazione dei business process esistenti, trasformandone l’essenza. Chi ha ben cavalcato (eBay, Amazon e Dell fra gli esempi di eccellenza citati da Gartner) la prima onda della net economy evolvendo da subito i propri processi con interventi mirati sui diversi strati dell’infrastruttura applicativa non è nella condizione (come invece lo sono colossi come General Motors, Wal-Mart e British Airways) di dover lavorare oggi duramente per semplificarli e orientarli al servizio delle rispettive strategie di customer experience & relationship. I “vecchi” silos in cui erano stanziati i dati che muovevano i processi di business critici sono destinati a essere rimpiazzati da architetture aperte e garanti della massima interoperabilità applicativa, ma per soddisfare questo paradigma, avverte Gartner, ci vorranno significativi cambiamenti strutturali all’interno delle singole organizzazioni.

Business Process Fusion: la visione di Gartner

Gianni Rusconi

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