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Hp fa esperienzaper fare business

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Hp fa esperienzaper fare business

02 Mag 2004

di Luciano Barelli

La casa di Palo Alto è tra i maggiori sperimentatori dell’Rfid. Per trarne vantaggio immediato nelle proprie fabbriche e per fare esperienza utile a sfruttarne le ricadute come fornitore di soluzioni e servizi Ict

All’identificazione dei prodotti via radio si interessano sia le aziende dei settori d’industria che più potrebbero trarne vantaggio, come il manifatturiero e la distribuzione, sia gran parte dei vendor Ict, siano essi produttori di hardware e software o fornitori di servizi. Hewlett-Packard sta esplorando le potenzialità dell’Rfid in entrambe le vesti, e alla data rappresenta uno dei pochi casi di applicazione concreta della tecnologia.
Come spiega Giuseppe Marengon, Extended Manufacturing Marketing Manager di Hp Italiana, le ragioni di tale interesse non dipendono solo dalle opportunità che l’Rfid può rappresentare per lo sviluppo del suo business in quanto fornitore globale di hardware, software e servizi di consulenza e di system integration; ma dal fatto di poterne lei stessa beneficiare come utente. Hp è infatti anche una grande azienda manifatturiera, dalla produzione vasta e diversificata, e in quanto tale sta sperimentando le potenzialità dell’Rfid nei suoi stabilimenti di produzione e assemblaggio e nelle sue organizzazioni di distribuzione.
Presso la fabbrica delle stampanti a San Paolo, in Brasile, ad esempio, ogni componente in entrata è etichettato con un tag che invia un input al sistema di produzione, che risponde fornendo le informazioni relative al montaggio. Ciò permette di automatizzare il processo di assemblaggio e, quando il prodotto arriva all’imballo, lo stesso tag permette l’abbinamento automatico con lo specifico imballaggio.

Il tag aggiunge valore
Ma Hp è anche uno dei primi 100 fornitori di Wal-Mart per le apparecchiature consumer, in particolare per le stampanti inkjet, e in quanto tale dovrà inserire i tag Rfid sui suoi prodotti a partire dal 2005. Presso lo stabilimento di Memphis nel Tennessee, quello appunto dove si producono le printer destinate a Wal-Mart, è stata quindi avviata, ed è tuttora in corso, una sperimentazione molto articolata. Ad ogni confezione viene associato un tag con i dati relativi all’ordine (numero e data dell’ordine, modello e numero del prodotto, distinta base) e alla produzione (codice della linea di produzione, data e lotto di produzione).
“In questo caso l’obiettivo principale – dichiara Marengon – è la tracciabilità dell’articolo non solo nello stabilimento, ma anche quando sarà presso il cliente”. In effetti, Wal-Mart grazie al tag Rfid si aspetta di migliorare e automatizzare l’accettazione delle merci, lo stoccaggio, il collocamento negli scaffali e il controllo antifurto. “Lo stesso tag potrebbe poi essere usato dal cliente – prosegue Marengon – anche nelle successive fasi di vita del prodotto, ad esempio per fare un inventario o gestire le richieste di assistenza tecnica, dato che attraverso il tag si può risalire al lotto di produzione e determinare la distinta base di quello specifico esemplare”.
Infatti, come sa bene chiunque acquisti un ricambio per la propria automobile, non basta il codice del modello ad identificare il componente necessario: occorre il numero di matricola del singolo veicolo. Nel caso delle printer Hp, soggette a frequenti modifiche nella distinta base dovute al fatto che i componenti cambiano più volte lungo il ciclo di vita di ogni modello, poter identificare il lotto di produzione risolve il problema.

L’Rfid guida la spedizione
Un ulteriore impioego del tag in Hp, la cui fase pilota è partita da qualche mese, è presso il centro di distribuzione della fabbrica di Memphis, dove vengono eseguite le ultime operazioni di assemblaggio prima della spedizione, come l’inserimento, in funzione della destinazione del prodotto, dei giusti cavi di alimentazione, dei manuali e dei Cd Rom dei software. Anche queste operazioni sono guidate dalla lettura del tag posto sul pallet. Successivamente, i pallet pronti per la spedizione vengono prelevati dai carrelli elevatori e questi, attraverso lettori Rfid annegati nel pavimento, vengono indirizzati dal sistema informativo verso il camion giusto, senza nessun intervento umano. Le operazioni sono più veloci e si riducono errori e rischi di perdite dei componenti.
Una applicazione simile, prosegue Marengon, è stata realizzata anche presso il centro di distribuzione di Chester (Usa), dove vengono spedite le cartucce delle printer. In questo caso è stato automatizzato il ricevimento delle merci grazie a lettori Rfid posizionati sulle forcelle dei carrelli. Quando si avvicinano ai pallet che devono scaricare ne riconoscono il contenuto e lo portano al bancale giusto. Vantaggi: accelerazione delle operazioni e riduzione della manodopera, per non parlare della possibilità di tenere sotto controllo i pallet con conseguente riduzione delle loro perdite, un fatto non trascurabile nel caso di grandi piazzali.
“Tutte queste sperimentazioni portano a risultati ad ampio spettro – commenta Marengon – persino allo sviluppo di nuovi prodotti”. Così, presso i laboratori di Palo Alto sta nascendo una specie di stampante che realizza etichette bivalenti, ossia tag Rfid dotati anche di un codice a barre leggibile otticamente. Una soluzione concepita per risolvere i problemi operativi nella fase, che si prevede non brevissima, di coesistenza delle due tecnologie.

Le potenzialità rilevate
Vista la varietà di implementazioni in atto, il caso Hp ci può già aiutare a capire i principali punti a favore e contro questa tecnologia allo stato attuale.
“I vantaggi che abbiamo rilevato fino ad ora sono numerosi. – commenta Marengon – Per prima cosa abbiamo rilevato una riduzione del tempo totale di ciclo dell’ordine. Poi abbiamo apprezzato le possibilità di tracciabilità e abbiamo verificato la possibilità di collegamento al sistema informativo, abolendo parte della documentazione cartacea. In prospettiva ci aspettiamo di poter ottenere una riduzione del personale addetto alla movimentazione fisica”.
Naturalmente, ci sono anche i lati negativi: “La lettura automatica deve avvenire alla distanza massima di un metro e spesso il segnale non viene rilevato correttamente a causa di zone d’ombra o di interferenze dovute a oggetti metallici o umidi. Non è ancora possibile evitare le operazioni manuali né abolire completamente la documentazione cartacea, come le liste di prelievo, che sono ancora necessarie per assicurare le operazioni manuali di backup. Infine, abbiamo rilevato che le necessarie modifiche del sistema informativo sono molto costose, per cui il costo legato alla introduzione dell’Rfid non è tanto quello delle apparecchiature di lettura o dei tag quanto quello di modifica dei sistemi informativi, dei processi e della organizzazione”.
Tirando le somme, per Marengon la tecnologia Rfid resta comunque importante e positiva come stimolo allo sviluppo di una parte dell’It. Non per nulla, Hp partecipa attivamente in EpcGlobal, l’ente che ha rilevato le attività del Mit di Boston relative al progetto Auto Id e che sta operando per arrivare alla standardizzazione della materia. All’impiego pratico dell’Rfid sono legati gli sviluppi di tante componenti: tag, lettori, reti, middleware e pacchetti applicativi. Anche i server dovranno essere sviluppati per poter gestire in tempo reale masse di dati molto maggiori di quelle attuali, per non parlare della consulenza e della system integration. Insomma, tutta una serie di esigenze alle quali, come è ovvio, Hp è pronta, o si prepara, a dare una risposta.

Luciano Barelli

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