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Blockchain 2.0: perché la “catena” deve entrare nell’agenda del Top Management

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Prospettive

Blockchain 2.0: perché la “catena” deve entrare nell’agenda del Top Management

20 Ott 2017

di Patrizia Fabbri

Ci sono innovazioni che hanno rappresentato veri e propri salti quantici nella ridefinizione dei modelli di business e degli impatti sull’organizzazione d’impresa. Da più voci blockchain è annoverata tra queste, avendo le caratteristiche per rispondere alle tre priorità primarie delle imprese: efficienza, innovazione e cybersecurity. Non tutto è pronto, alcuni standard devono ancora essere definiti, tutte le implicazioni non sono ancora chiaramente emerse, ma una cosa è certa: il tema deve entrare fin da subito nell’agenda del top management perché prima o poi (e sono molti gli analisti ad affermare che questo avverrà più “prima” che “poi”) esonderà in ogni settore e chi non sarà pronto rischierà di esserne sommerso

Che nell’ottobre 2016, Economia & Lavoro, storica rivista di politica economica, sociologia e relazioni industriali, abbia dedicato 18 pagine a un saggio [1] sugli impatti della Blockchain nelle discipline economiche e giuslavoristiche, la dice lunga su quanto il tema sia poco tecnologico. La tecnologia è ovviamente l’abilitatore di quella che gli autori del saggio definiscono “la ri-rivoluzione digitale nel mondo produttivo e nella PA” e sarà compito di chi la mette a disposizione delle imprese e di chi deve implementarla in azienda comprenderne tutte le caratteristiche tecniche, ma l’impatto che essa avrà sull’evoluzione stessa del business è un tema che riguarda il top management delle imprese, chi definisce le linee strategiche di sviluppo: “La tecnologia blockchain, per gli aspetti economici, sta per rivoluzionare il rapporto tra pubblico e privato perché è materia di politica industriale, di investimenti economici, di modernizzazione di un paese e di competizione”, scrivono gli autori del saggio.

Come cambiano efficienza, innovazione e cybersecurity con la blockchain

Efficienza, innovazione e cybersecurity: sono le tre priorità sulle quali si focalizza oggi buona parte dell’attenzione delle imprese e in tutte queste l’applicazione della blockchain può “fare la differenza”.

“Sicuramente occorre una competenza tecnica verticale ma questa non è di per sé esaustiva e da sola può diventare fuorviante. Le implicazioni profonde sulle strategie di business suggeriscono un approccio multidisciplinare in grado di porre la dimensione tecnologica al servizio delle valutazioni di business. Il rischio per le aziende è quello di affrontare questa evoluzione, veloce e dagli sviluppi incerti, con una prospettiva parziale, solo strategica o solo tecnologica, nessuna delle quali è di per sé sufficiente a fornire indicazioni finalizzate al management”, scrive Giorgio Tonelli, Director di The European House – Ambrosetti in un documento pubblicato dalla società di consulenza [3] che raggruppa le possibili tipologie di applicazioni della blockchain in quattro ambiti, per ciascuno dei quali (figura 1) ne rileva gli impatti in termini di efficienza, innovazione e cybersecurity:

  • Digital Asset: oltre alla ormai nota creazione di criptovaluta, si possono creare asset digital di qualsiasi tipo: bond, titoli di proprietà, punti fedeltà ecc.
  • Identità: creazione di identità digitali verificate che abilitano operazioni crittografate tra persone;
  • Dati probatori: consente di certificare il possesso di un bene oppure l’esecuzione di una determinata attività;
  • Smart contract: esecuzione di contratti di qualsiasi tipo tra due o più soggetti senza necessità di certificazione o possibilità di interferenza di una terza parte.

“Il tipo di impatto che ogni area di estensione può avere sulle tre priorità – scrive ancora Tonelli – dipende dal perimetro di applicazione (interno-esterno all’azienda), da quali obiettivi e da quali caratteristiche tecniche ha, ma a noi sembra chiaro che potenzialmente la portata dell’innovazione è tale da poter comportare un cambio di scenario competitivo per interi segmenti del settore finanziario e assicurativo [il documento si riferisce specificatamente a questi settori, ma le considerazioni possono estendersi anche ad altri ndr], con una diversa definizione dei mercati di riferimento, dei clienti, dei competitor”.

Per comprendere l’impatto specifico nei diversi settori, vi sono alcuni esempi di applicazione che mostrano come questa tecnologia sia realmente trasversale a qualsiasi ambito (così come lo sono cloud e mobility). Come scrive Gartner, alcuni aspetti della tecnologia sono ancora immaturi, ma è innegabile che le opportunità che apre devono essere fin da subito comprese in modo che ogni azienda possa definire una propria roadmap di approccio alla blockchain.

Tutta la storia dell’Information Technology è fatta di innovazioni destinate a migliorare l’efficienza e l’efficacia delle aziende nel rispondere alle richieste del mercato, ma alcune di queste hanno rappresentato dei veri e propri salti quantici. Non si è trattato di evoluzioni, ma di vere e proprie rivoluzioni che hanno cambiato il modello di business delle imprese e che hanno fatto la differenza non tanto nell’essere più o meno competitivi, bensì nel rimanere o meno sul mercato. Modello cloud e mobility sono le più recenti e da oggi tra queste si annovera anche blockchain: “La tecnologia blockchain, per l’organizzazione aziendale, è una rivoluzione in atto perché incide sul modo mediante cui si rendono disponibili servizi e si produce”, si legge ancora nel saggio di Economia & Lavoro. Opinione condivisa dagli estensori del recentissimo White Paper pubblicato dal Center for the Fourth Industrial Revolution del World Economic Forum Realizing the Potential of Blockchain [2], presentato lo scorso giugno all’undicesimo Annual Meeting of the New Champions tenutosi nella città cinese di Dalian, nel quale vengono proposti un framework e una tassonomia di riferimento da condividere tra chi sta lavorando su questi temi e che sottolinea come sia necessaria una collaborazione globale (tra industry, governi, società civile, tecnici, banche ecc.) per permettere la liberazione del potenziale della blockchain e la nascita di un vero e proprio ecosistema che veda coinvolti più soggetti. Quanto abbiamo scritto dovrebbe avere sciolto un equivoco che spesso pesa sul concetto di blockchain: blockchain NON è sinonimo di Bitcoin, ma è la tecnologia che ha abilitato la creazione e lo sviluppo della criptovaluta. Quali sono dunque le principali caratteristiche di questa tecnologia? Eccole in estrema sintesi:

  • Digitale. Valuta, contratti, documenti… nella blockchain tutto diventa digitale e le transazioni inserite nella catena possono riguardare qualsiasi asset, qualsiasi diritto o contenitore di valore e informazione.
  • Sicura. Grazie al processo di crittografia che la caratterizza, non è possibile variare o apportare delle modifiche ai blocchi già inseriti nella catena; i dati in essa salvati sono quindi sicuri, certi e non manipolabili.
  • Attendibile. Essendo organizzata cronologicamente (i blocchi vengono aggiunti alla catena secondo un preciso ordine cronologico immodificabile) impedisce l’insorgere di contestazioni in merito all’esecuzione, per esempio, delle diverse fasi di un contratto.
  • Affidabile. Le sue caratteristiche tecniche impediscono qualsiasi perdita di dati o danneggiamento: se anche uno dei nodi nei quali è salvata la catena venisse danneggiato, gli altri seguiterebbero a funzionare tenendo stabile la catena, senza alcuna perdita di dati.
  • Veloce. Non richiede un’entità centrale che ne verifichi la congruità e validità, questa avviene per consenso del network, ed essendo una soluzione completamente digitale elimina tempi di esecuzione, controlli, carta, back-office e rischi operativi.
Figura 1 – Impatti principali delle applicazioni della blockchain sulle tre priorità per le imprese

Stay tuned!

“La ‘reazione blockchain’ si verificherà in differenti settori industriali in tempi diversi, con diversi livelli di disruption, portando sia opportunità sia rischi… La comprensione della natura di tale cambiamento e le implicazioni di natura fiscale, legale e politica che solleverà richiederanno tempo e preparazione”, rammenta EY in un report rilasciato alla fine dello scorso anno intitolato proprio Blockchain reaction [4], ma ammonisce subito dopo: “Ancora non conosciamo nemmeno tutte le domande che la tecnologia blockchain solleverà, figuriamoci le risposte. Ma se si attende che la tecnologia prenda piede, si rischia di arrivare tardi. Ora è il momento di iniziare a definire le domande e influenzare la politica che porterà alle risposte”.

[1] Blockchain, contratti e lavoro. La ri-rivoluzione

del digitale nel mondo produttivo e nella PA di Michele Faioli, Emanuele Petrilli, Donato Faioli. Economia & Lavoro, 10/2016.

[2] Realizing the Potential of Blockchain. A Multistakeholder Approach to the Stewardship of Blockchain and Cryptocurrencies di Don Tapscott e Alex Tapscott. World Economic Forum. Giugno 2017

[3] La Blockchain. Una piattaforma di verità e fiducia alla base della rivoluzione digitale di Giorgio Tonelli. The European House – Ambrosetti, 2016

[4] Blockchain reaction. EY, 2016

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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