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HPE e l’hybrid IT: tecnologie evolute, security cablata, modelli a consumo

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Hybrid IT

HPE e l’hybrid IT: tecnologie evolute, security cablata, modelli a consumo

08 Gen 2018

di Piero Todorovich

Come altri grandi grandi vendor, HPE scommette sull’IT ibrido. Ecco le principali componenti d’offerta che consentono agli ambienti misti on premise e cloud di offrire livelli di agilità, sicurezza e controllo dei costi richiesti dal business

L’hybrid IT sta diventando il modello di riferimento per i nuovi data center aziendali, dove piattaforme virtualizzate e infrastrutture convergenti devono giocoforza convivere con servizi di cloud pubblico e privato. Un’evoluzione obbligata dalla necessità di supportare dati e applicazioni non solo per gli utenti interni, come era in passato, ma anche per servizi diretti ai clienti, sistemi di controllo IoT, Industria 4.0, nei tempi concessi dalla concorrenza del mercato.

Un contesto che si avvantaggia di una strategia complessiva, quella dell’IT ibrido appunto, che promette modularità e scalabilità dell’hardware, mobilità delle applicazioni, e una rapida gestione dei servizi erogati grazie a modalità software-defined. L’obiettivo è un’IT meno frammentata e più agile, capace di accelerare il provisioning dei servizi attingendo da tutte le risorse disponibili.

Al pari di altri vendor IT, anche HPE sta lavorando per adeguare al modello IT ibrido l’intero insieme di soluzioni hardware gestione e servizi del proprio portafoglio. Secondo l’opinione di John Fruehe, senior analyst di Moor Insights & Strategy, riportate nella ricerca Hybrid IT help business navigate through digital transformation, un aspetto centrale della proposta HPE è costituito dai nuovi hardware componibili, convergenti e iperconvergenti. Si tratta dei sistemi Gen10, basati sui processori Intel Xeon che promettono più agilità e sicurezza rispetto ai server tradizionali, ma anche semplicità costruttiva. Sono progettati per consentire l’automazione intelligente lasciando al reparto IT il pieno controllo dell’infrastruttura on premise. A fronte del vantaggio di poter usare componenti standardizzate, resta la possibilità di creare personalizzazioni che permettono all’azienda di trarre maggiore vantaggio dalle fonti dati, prendere decisioni più rapide e definire il proprio futuro, precisa l’analista. Capacità di cui si avvantaggia lo sviluppo di applicazioni.

Un aspetto di vitale importanza è la sicurezza. “Non riguarda solo la protezione dei sistemi, ma si estende alla protezione dell’azienda”, scrive Fruehe, che prosegue: “ Le aziende scelgono il modello dell’IT ibrido perché consente loro di controllare meglio l’infrastruttura, rendendo più facile garantire la sicurezza e il rispetto dei requisiti di conformità”. Per proteggere al meglio sistemi, dati e quindi il business aziendale, l’IT ha bisogno di funzionalità di sicurezza ben integrate: dalla periferia al centro, dai sistemi interni fino al cloud. “A questo scopo HPE offre Secure Compute Lifecycle che ‘cabla’ la security nei server – spiega l’analista -. Prima dell’avvio del sistema operativo vengono eseguiti milioni di righe di codice privilegiato firmware la cui manomissione non viene normalmente rilevata. HPE ha implementato un controllo che convalida il firmware in fase di esecuzione, rilevando malware o altre compromissioni. In caso di compromissione, il sistema è in grado di ripristinare lo stato precedente, senza sostituzioni”.

Con iLO Advanced Premium Security Edition, HPE ha incluso la suite Commercial National Security Algorithm (CNSA) che supporta, come rileva l’analista, i migliori algoritmi di crittografia del settore, utilizzati dall’NSA americana. Sul fronte delle garanzie all’integrità end-to-end dei dati, HPE offre le componenti storage HPE 3PAR e StoreOnce che indirizzano le esigenze di archiviazione e recupero. Per proteggere i dati che viaggiano su reti cablate o wireless, c’è la soluzione HPE Aruba ClearPass Policy Manager per autenticazione e accesso. I prodotti Niara, acquisiti nel febbraio scorso, utilizzano AI e tecniche di machine learning per profilare il comportamento di utenti e sistemi, identificando anomalie che potrebbero essere sintomatiche di un attacco ai sistemi.

Come garantire gestione e controllo dei costi

Uno degli aspetti cruciali dell’IT ibrido è la facoltà di poter distribuire applicazioni e carichi di lavoro sulla piattaforma (on premise o cloud) più adatta a garantire i livelli di servizio, le caratteristiche di dinamismo, sicurezza e certificazione richiesti. Al recente evento Discover di Madrid, HPE ha presentato OneSphere l’ultima soluzione per la gestione di ambienti ibridi complessi. “Con OneSphere diventa possibile mappare e gestire in maniera modulare e integrata i flussi di lavoro che coinvolgono i servizi di cloud pubblico – ha spiegato Ric Lewis, senior vice president and GM del Software-Defined and Cloud Group di HPE –. Soluzione adatta a qualsiasi tipo di carico, infrastrutture multicloud, on premise ed esterne; prima ad essere offerta in modalità as-a-service”.

Gli strumenti che mette a disposizione promettono di rendere veloce il deploy delle nuove applicazioni e servizi su cloud pubblico, privato, risorse locali in ottica SDI (software defined infrastructure) e di gestire i costi. Il controllo dei costi è un aspetto centrale del modello di IT ibrido, per ottenere il meglio sia dall’infrastruttura on-premise sia dai servizi acquistati all’esterno: da una parte avvalendosi delle infrastrutture interne per i servizi più consolidati, dall’altra potendo scalare in potenza laddove i carichi non siano prevedibili, come nel caso di servizi rivolti agli utenti finali. Se la scelta tra on premise e cloud può essere dettata dalle esigenze di bilanciamento tra CapEx e OpEx, si evidenzia che HPE può offrire soluzioni on premise con modalità di servizio analoghe al cloud. “Il modello Flexible Capacity di HPE consente di abilitare l’IT a consumo, simile dal punto di vista economico al cloud pubblico, ma all’interno del data center – spiega Fruehe -. C’è quindi la possibilità di abolire i CapEx d’infrastruttura e legare costi IT al consumo effettivo dei servizi. Anche le aziende con un proprio data center possono avviare la transizione verso i modelli IT a consumo”.

Piero Todorovich
Giornalista

Giornalista professionista dal 91, ha scoperto il Computer negli Anni 80 da studente e se n'è subito innamorato, scegliendo di fare della divulgazione delle tecnologie e dell'informatica la propria professione. Alla passione per la storia delle tecnologie affianca quella per i viaggi e la musica.

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