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Microsoft: private cloud, il primo passo

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Microsoft: private cloud, il primo passo

10 Gen 2011

di Nicoletta Boldrini

Dopo la virtualizzazione, il private cloud è il progetto/processo che permette alle aziende di evolvere verso obiettivi di flessibilità ed efficienza. Sia che lo si approcci in modo tattico/tecnologico sia sotto un profilo più business oriented, il cloud è anche abilitatore di due importanti tematiche: la governance e la sicurezza. Vediamo come Microsoft supporta il cammino delle imprese verso l’as-a-service.

Negli ultimi due anni la crisi ha accelerato l’adozione di tecnologie capaci di ridurre le spese IT liberando al contempo risorse sufficienti a fare innovazione I costi delle infrastrutture sono scesi, favorendo progetti di consolidamento e virtualizzazione. Scelte che oggi, risultano positive, soprattutto per coloro che vogliono muovere i primi passi verso il cloud. Con questa premessa Giovanni Zoffoli, Direttore Enterprise Marketing (nella foto), propone una prima importante riflessione sul tema del cloud computing sottolineando come necessità di costo abbiano spinto verso tecnologie innovative “agili” (come per esempio la virtualizzazione) la cui evoluzione verso il cloud diventa risposta anche ad esigenze più business oriented (efficienza, produttività, time to market, ecc.).
“Il cloud diventa un set di tecnologie abilitanti la standardizzazione, sia delle infrastrutture sia delle applicazioni, e la virtualizzazione ne è un passo preponderante”, spiega Zoffoli. “Dal nostro punto di osservazione, infatti, il primo approccio verso il cloud da parte delle aziende avviene a livello interno (private cloud), come passo successivo di un progetto di consolidamento e virtualizzazione dei sistemi”.
“Al di là dell’evoluzione tecnologica, però, il private cloud viene vissuto come strumento per rendere più agili le infrastrutture centralizzate il cui compito è l’erogazione di un servizio”, sottolinea Zoffoli. “E questo è un passo molto importante perché è l’esempio concreto di come l’It può, sempre attraverso scelte tecnologiche di fondo, cambiare ruolo, passando da erogatore di infrastruttura e applicazioni, a provider di servizi per l’azienda”.
Il private cloud è dunque il primo passo verso la flessibilizzazione dell’It (necessaria a sostenere la flessibilizzazione del business) perché, sostiene Zoffoli, “dopo la virtualizzazione/consolidamento dei sistemi, è il progetto, e processo, che impone alle aziende di ottimizzare e quanto più standardizzare e automatizzare un altro importante tassello dell’It: la governance. E questo vale sia per le aziende che approcciano il private cloud in modo tattico, come scelta principalmente tecnologica, sia per quelle che lo valutano sotto un profilo strategico e parte di un progetto più ampio di innovazione del business”.

Il cloud deve essere sicuro
In entrambi i casi, c’è però un aspetto molto importante che non va trascurato: la sicurezza.
“I Cio percepiscono bene i vantaggi derivanti dal cloud, anche (e soprattutto) in riferimento a quello di tipo “pubblico”, ma sanno anche bene che, insieme alla governance, l’altro tema fondamentale da non perdere di vista è la sicurezza”, osserva Zoffoli. “Oggi è forse uno dei temi più dibattuti quando si parla di cloud, motivo per cui in Microsoft abbiamo riposto grande attenzione a tutto ciò che concerne la protezione del dato (dove risiede, chi vi accede, come lo si utilizza, come va gestito, ecc.), soprattutto in ragione del fatto che non solo proponiamo progetti di private cloud, ma siamo anche provider di servizi pubblici. E laddove siamo noi i “possessori” delle infrastrutture e delle applicazioni, è chiaro che siamo anche coloro che devono farsi carico della governance e della sicurezza”.
“La nostra anima “consumer” ci aiuta senz’altro a definire best practice importanti per il mondo del cloud computing (che va “a braccetto” con tematiche legate alla consumerizzazione dell’It e al mondo del mobile) che, insieme agli investimenti in ricerca e alla sperimentazione interna (gli utenti aziendali Microsoft sono i primi a testare le soluzioni e i servizi), ci permette di raggiungere le aziende con una proposta puntuale”.
A sostegno della propria tesi, Zoffoli cita alcuni interessanti casi di aziende che hanno già sperimentato il cloud in diversi ambiti. Ne riportiamo due: Volvo e Istituto Universitario Europeo.
“Volvo è stata citata nel ciclo di romanzi di Twilight, e nell’ambito dell’ultimo film, Eclipse. La casa automobilistica ha voluto creare un mondo virtuale che somigliasse alla storia del romanzo (e del film), per attivare una campagna marketing in cui gli utenti, da tutto il mondo, potessero concorrere alla vincita di una nuova auto. L’infrastruttura tecnologica esistente non forniva la necessaria scalabilità e l’adeguato livello di sicurezza, optando così per l’adozione, in modalità di servizio, di Windows Azure”, racconta Zoffoli.
“Volevamo lanciare un gioco online al quale poter far partecipare gli utenti dal tutto mondo, offrendo loro la possibilità di vincere una Volvo XC 60”, spiega David Holecek, Interactive Marketing Manager Volvo Cars. “Dopo esserci confrontati con LBI (Lost Boys International), Microsoft Gold Certified Partner, ci siamo resi conto che la nostra infrastruttura non aveva i livelli di sicurezza e scalabilità necessari. Avevamo bisogno di una piattaforma capace di scalare rapidamente, a seconda della domanda degli utenti, ma, trattandosi di un’iniziativa “spot” non potevamo sostenere i costi per crearla ex novo (oltre al fatto che i tempi sarebbero stati decisamente più lunghi). Windows Azure ha permesso l’utilizzo del gioco virtuale ad oltre 1 milione di visitatori e 400.000 giocatori unici. Il tutto con un risparmio del 10% rispetto all’infrastruttura esistente”.
L’Istituto Universitario Europeo, invece, di fronte a richieste di maggiore spazio di archiviazione della posta elettronica (i ricercatori volevano più di 250 megabyte di spazio consentito per ogni casella di posta), ad una richiesta di migliore esperienza nell’utilizzo della posta e alle lamentele circa i tempi di inattività dovuti a down-time schedulati per la manutenzione del servizio, ha esaminato la possibilità di migrazione ad un nuovo sistema, che permettesse di limitare i costi di migrazione e di gestione dell’hardware.
“I servizi cloud di Microsoft hanno fornito un modo snello e meno costoso di gestire la tecnologia – spiega Zoffoli -. L’Istituto ha risparmiato circa 260.000 Euro ottenendo una capacità di storage 100 volte superiore”.
Marco Rulent, Cio dell’Istituto sottolinea come la scelta abbia portato benefit anche in termini di risorse umane: “Io ed i miei colleghi ci siamo “liberati” di circa il 25% del nostro tempo che possiamo dedicare a progetti più strategici per l’Università. L’esserci liberati dal monitoraggio quotidiano dei servizi email e dalla supervisione notturna è decisamente un sollievo; ma la soddisfazione viene anche dal fatto che non subiamo più alcun down-time, nemmeno quando facciamo le operazioni mensili di patching”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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