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Il cloud computing secondo Ibm e Sap

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Il cloud computing secondo Ibm e Sap

12 Mar 2009

di Riccardo Cervelli

Spostare applicazioni in modo trasparente tra server remoti, utilizzando il cloud computing, consentendo di spegnere i sistemi sottoutilizzati e attivarli solo nei momenti di picco, con un conseguente risparmio dei costi energetici e un’ottimizzazione degli investimenti in hardware. È quello che consente la tecnologia sviluppata nell’ambito del progetto Reservoir, Resources and Services Virtualization without Barriers, guidato da Ibm, che coinvolge 13 partner europei e che è finanziato dall’Unione Europeo con un investimento di 17 milioni di euro.
In occasione del Cebit, Ibm e Sap hanno dimostrato come è possibile gestire applicazioni dell’Erp vendor utilizzando sistemi Ibm Power Systems remoti attraverso la “nube”. La tecnologia alla base di questa innovazione si preoccupa di bilanciare automaticamente i carichi di lavoro tra sistemi e data server distribuiti, senza interruzione del servizio per gli utenti. Perché questo nuovo paradigma possa essere pienamente utilizzato, un ruolo sempre più importante sarà assegnato ai service provider che, come spiega Joachim Schaper, vice presidente Emea di Sap Research, “i provider di servizi dovranno fornire agli utenti accesso ai servizi in tutto il cloud. Dovranno inoltre competere su prestazioni e qualità del servizio, e quindi il cloud del futuro dovrà supportare la mobilità delle applicazioni tra due data center disparati, per potenziare le prestazioni”.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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