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‘ICT as a service’: un’opportunità ancora difficile da cogliere per le Pmi

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‘ICT as a service’: un’opportunità ancora difficile da cogliere per le Pmi

26 Lug 2010

di Paolo Lombardi

L’introduzione e l’utilizzo di ‘software as a service’ segnano ancora il passo tra le nostre Pmi. Eppure sono proprio queste le imprese che, per le caratteristiche di economicità, semplicità di fruizione e flessibilità attribuite al SaaS dovrebbero beneficiarne maggiormente. Che il Saas sia moda o opportunità reale per le nostre Pmi è da tempo argomento di una discussione che non può che essere positivamente alimentata dai risultati di un’indagine del Politecnico che mostra l’attuale scarsa diffusione di applicazioni SaaS e identifica i principali fattori che ne frenano l’adozione.

L’introduzione e l’utilizzo di ‘software as a service’ segnano ancora il passo tra le nostre Pmi. Eppure sono proprio queste le imprese che, per le caratteristiche di economicità, semplicità di fruizione e flessibilità attribuite al SaaS dovrebbero beneficiarne maggiormente.
Che il Saas sia moda o opportunità reale per le nostre Pmi è da tempo argomento di una discussione che non può che essere positivamente alimentata dai risultati della più recente indagine condotta in Italia sul tema e mostrati in una nuova pubblicazione dell’Osservatorio Ict & Pmi del Politecnico di Milano.
L’obiettivo di questa ricerca era quello di verificare dimensioni e adozione di soluzioni Ict in modalità tradizionale e “as a Service” su un campione di un migliaio circa di imprese di tutti i principali settori e con numero di dipendenti compreso tra 10 e 500.
L’analisi si è focalizzata sulle applicazioni (gestionali, business intelligence, Crm oltre ad altre applicazioni meno significative) e sull’infrastruttura Ict (pc, server fisici e virtuali, sistemi di comunicazione) con la messa a fuoco dei fattori che influenzano l’adozione di soluzioni in modalità SaaS.
Qui ci occuperemo solo della parte di indagine riguardante la diffusione nelle Pmi delle applicazioni (e in particolare di quelle gestionali, B.I. e Crm) in modalità SaaS e i motivi che spiegano gli attuali livelli di scarsa diffusione.

La diffusione delle applicazioni SaaS
Nell’ambito delle applicazioni gestionali l’utilizzo di sistemi in modalità SaaS risulta confinato ad alcuni ambiti specifici come piccole o addirittura micro imprese operanti, in prevalenza, nel settore dei servizi, con esigenze Ict limitate. Si tratta di “pacchetti semplici” che supportano prevalentemente attività di natura amministrativa e contabile e, solo in pochi casi, attività di gestione del magazzino.
Piuttosto marginale anche l’adozione di applicazioni di B.I. in modalità SaaS soprattutto per la difficoltà di integrazione dell’applicazione con i molteplici database aziendali che sono la fonte dei dati per le elaborazioni e la produzione di report o cruscotti. La difficoltà, si legge nel rapporto del Politecnico, “è aggravata dall’elevato livello di frammentazione e disaggregazione dei dati che caratterizza l’architettura IT di molte Pmi italiane” e anche dal fatto che “la maggior parte dei fornitori di applicazioni di B.I. sta indirizzando le proprie soluzioni SaaS verso il mercato delle grandi imprese.
Secondo il Politecnico di Milano non più del 3% delle Pmi italiane ha adottato applicazioni di Crm in modalità SaaS. Nella maggior parte dei casi, si tratta di imprese di medie dimensioni operanti nel comparto dei Servizi e della Distribuzione Commerciale all’ingrosso, mentre sono minori i casi di imprese operanti nel comparto manifatturiero.


Figura 1 – Percentuale di imprese che utilizzano le diverse tipologie di sistemi gestionali (anni 2007 e 2010)
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Quale sintesi trarre da questo esame della diffusione delle applicazioni SaaS presenti nelle nostre Pmi? Gli analisti del Politecnico ribadiscono che le potenzialità delle applicazioni SaaS sono “indubbie” e “rilevanti”, mentre i benefici (in termini di riduzione degli investimenti iniziali infrastrutturali e applicativi, riduzione dei costi di gestione e manutenzione, elevata flessibilità di utilizzo, ecc) sembrano certi, soprattutto per quei pacchetti applicativi semplici che non richiedono significativi interventi di personalizzazione e integrazione. Tutto insomma sembrerebbe indicare le ‘magnifiche e progressive sorti’ del software SaaS, e invece… Invece, come si è visto, “il mercato delle soluzioni Ict SaaS per le Pmi si trova, ad oggi, ancora in una fase embrionale”.
Questa è infatti la conclusione tratta dai curatori dell’indagine, che rilevano anche come i dati di adozione e le intenzioni di adozione futura mostrino in ogni caso come “le soluzioni SaaS necessitino di tempi fisiologici per essere conosciute e diffondersi”.
Raffaello Balocco, uno dei responsabili dell’indagine, prova a spiegare i motivi alla base di questa situazione, e li individua in tre ‘situazioni di gap’, ovvero di immaturità e di ritardo nell’assetto del mercato e nei comportamenti dei suoi protagonisti, sia sul fronte dell’offerta sia su quello della domanda.


Figura 2 – Percentuale di imprese interessate ad adottare in futuro la soluzione in modalità as a Service, sul totale delle aziende interessate ad una soluzione applicativa as a Service
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

I tre ‘gap’ a cui rimediare
Il primo ‘gap’ riguarda l’offerta. Sia l’analisi dei ricercatori del Politecnico sia le risposte dei piccoli imprenditori intervistati evidenziano, come punti di attenzione (e anche di freno agli investimenti per le aziende utenti) una realtà di immaturità dell’offerta e di relativa affidabilità dei fornitori di soluzioni Saas. “Anche guardando alle applicazioni più ‘mature’ – commentano le pagine del rapporto – emerge come alcuni fornitori abbiano semplicemente affiancato le soluzioni SaaS ad analoghe soluzioni già proposte in modalità tradizionale senza un reale commitment e senza aver ancora messo a punto efficaci modelli commerciali e di delivery delle soluzioni efficaci”.
Questa situazione si riflette negativamente sui profili di affidabilità dei fornitori. Infatti, le Pmi intervistate mettono in luce come la scelta di un fornitore di soluzioni Ict Saas rappresenti per l’azienda “una scommessa su un attore e sulla sua capacità di sviluppo ed erogazione di servizio nel tempo” assai più di quanto non avvenga con i fornitori di soluzioni tradizionali.
Il secondo gap coinvolge le aziende della domanda e ha le proprie radici nella conoscenza superficiale del fenomeno SaaS da parte delle Pmi italiane: quasi una impresa su due, tra quelle intervistate, dichiara una scarsa conoscenza di tali soluzioni a cui si somma una limitata comprensione delle reali peculiarità e dei benefici conseguibili con questi nuovi modelli. Questa situazione causa l’insorgere di paure e falsi miti che ostacolano l’adozione delle soluzioni Saas. Tra questi miti negativi una puntuale conferma (segnalata da un’impresa su tre) si ha nella percezione di scarsa sicurezza dei dati rispetto alle soluzioni legacy. In realtà, sottolineano con forza i ricercatori del Politecnico, questa percezione non avrebbe ragione di essere in quanto le soluzioni SaaS garantirebbero standard di sicurezza almeno analoghi rispetto a quelli di “soluzioni legacy che, pur risiedendo su infrastrutture di proprietà, sono allo stesso modo collegate alla rete e soggette ad attacchi informatici più o meno consapevoli”.


Figura 3 – Percentuale di imprese interessate ad adottare in futuro le soluzioni indicate in modalità as a Service, sul totale delle aziende interessate ad una soluzione infrastrutturale as a Service
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

E la banda non si allarga…
Eccoci infine al ‘gap infrastrutturale’, che nasce dalla insufficiente disponibilità di tecnologie di connessione a Internet a banda larga, necessarie per garantire un livello di servizio che consenta di utilizzare soluzioni SaaS. Dalla ricerca emerge una situazione che il Politecnico definisce “preoccupante”: un numero ancora limitato di Pmi utilizza connettività in fibra ottica, e addirittura circa l’8% delle imprese utilizza una connessione Isdn, mentre circa il 3% non utilizza alcuna connessione ad Internet”. Anche questa, come sappiamo, è una vecchia storia…

Paolo Lombardi

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