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Quando conviene mettere le applicazioni sul Cloud

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Analisi

Quando conviene mettere le applicazioni sul Cloud

24 Ago 2010

di redazione TechTarget da Digital4

Oggi proliferano le offerte di servizi Internet e sono sempre più le aziende che pensano di avvalersene. Ma il Cloud non va bene in tutte le situazioni applicative. Le domande da farsi e alcuni esempi

Le tecnologie che abilitano il Cloud computing – come Internet, l’architettura service oriented e la virtualizzazione – orbitano da anni nel mondo dell’IT, ma gli esperti dicono che è stata la loro convergenza a fornire l’adeguata “velocità di fuga”: è il momento giusto per le applicazioni nel cloud. Ma i CIO come possono scegliere le applicazioni adottare?

Secondo Julio Gomez , co-fondatore di Innovation Councils LLC, un’organizzazione del Massachusetts che riunisce i CIO di vari settori per discutere di tecnologie emergenti, per iniziare a entrare nel Cloud i Chief information officer dovrebbero anzitutto identificare il rischio più basso e le aree a minor valore.

“In genere i nostri associati sono comprensibilmente riluttanti a mettere i dati sensibili dei clienti nel Cloud – ha detto Gomez -. Ma l’archiviazione delle e-mail? O anche lo sviluppo di software non strategico? Sono molti i settori con chiare argomentazioni ROI che possono essere presi in considerazione per effettuare prove a breve termine”.

 

Partire dalle applicazioni non missioni critical

Gli esperti raccomandano alle imprese di iniziare la loro esperienza nel cloud con applicazioni non mission-critical che sfruttino l’elasticità del cloud per aggiungere o togliere rapidamente risorse. Il cloud è ideale per quelle esigenze temporanee, come per esempio test e sviluppo, o per le simulazioni che hanno bisogno di essere eseguite in un paio di settimane, poi scalano verso il basso.

Il cloud funziona bene anche per esigenze cicliche, come picchi di vendita in ambiento retail nei periodi di festività. E’ una ragionevole alternativa alla costruzione di nuovi spazi per l’espansione delle infrastrutture, una strategia affidabile per il disaster recovery e per le vecchie e-mail. In realtà, la produzione di e-mail può essere la killer application del cloud, con molte imprese che spostano le caselle postali in servizi come Gmail.

Le applicazioni basate su progetti sono una scelta naturale per il Cloud, sostiene Errin O’Connor, fondatore e CEO di EPC Group, system integrator, che ha passato gli ultimi dieci anni a implementare applicazioni collaborative Web basate su Microsoft SharePoint.

“In un progetto che dura almeno sei mesi, è necessario uno spazio in cui gli utenti possano collaborare sui documenti. Ed è lì che il cloud mostra tutto l suo valore – ha affermato O’Connor -. Per esempio, supponiamo che una grande azienda debba gestire un’enorme progetto di spin up tra due organizzazioni, con schemi ed elenchi di attività ben organizzati. Passare dall’IT e chiedere un sito in tempi brevi a cui devono accedere migliaia di utenti è una strada in salita In questi casi è utile rivolgersi a un provider Cloud”.

Il cloud è un ottimo strumento per l’accesso esterno da parte di gruppi di lavoro distribuiti, ha detto O’Connor, ma il modello di sicurezza esterna offerto deve essere robusto. “Ci sono diversi efficaci modelli di sicurezza, ma è fondamentale che questi modelli soddisfino sia i requisiti funzionali interni sia le offerte cloud specifiche” ha precisato O’Connor.

 

Verità scomode sul Cloud computing

Forse ha senso determinare quali applicazioni non spostare nel Cloud. Gli esperti concordano sul fatto che i database, con i loro elevati requisiti di I/O requisiti, è meglio lasciarli in un server fisico e non spostarli nel cloud. Ma se un server applicativo funziona all’ 80% della capacità, potrebbe essere il caso di valutare se spostare un po’ del carico di lavoro nel cloud. Tuttavia, secondo quanto sostiene la società di consulenza McKinsey, oggi la maggior parte dei server opera al 10-15% della propria capacità e questo uno spreco enorme di potenza di calcolo e di costi.

Un’altra scomoda verità è la latenza. Prima di spostare un’applicazione nel cloud, valutate se è necessario avere un tempo di risposta dell’ordine dei microsecondi. Su Internet i tempi sono necessariamente più lunghi: si passa da una velocità di microsecondi su una LAN a quella di millisecondi sul Web. La latenza di una WAN può aumentare di 500 volte. Se si è fortunati, è possibile trasferire su un terabyte al giorno a un server nel cloud, ma se si dispone svariati terabyte, è meglio metterli su dischi e spedirli.

Altre verità possono indicare se ha senso mettere particolari applicazioni nel cloud. Carl Meadows, Senior Product Manager della società di hosting Planet suggerisce che i CIO riflettano su queste domande:

  • Le applicazioni devono avere un’alta disponibilità? “Quando si tratta di IAAS (Infrastructure as service), si sta acquistando un’istanza virtuale che esiste in qualche luogo. L’elevata disponibilità e la distribuzione a livello mondiale dipende da voi: non si risolve solo andando sul cloud”, ha detto Meadows. Un CIO dovrebbe valutare quali sono i tempi di inattività accettabili: si può pagare per avere un’alta disponibilità ma si può anche stabilire che è un’applicazione interna a dover essere molto disponibile.
     
  • Quali elementi di un carico di lavoro possono essere portati all’esterno? “E’ possibile clonare un carico di lavoro e calarlo in un’altra realtà, è lì che l’orchestrazione sui servizi cloud mostra tutto il suo valore”, ha affernato Meadows. Potete anche scaricare alcuni servizi per regolare al meglio un carico di lavoro. In questo senso, potete per esempio portare all’esterno il mail server.
     
  • Qual è la volatilità della domanda ? Con un carico di lavoro di produzione nel cloud, si cerca di automatizzare i picchi; è necessario determinare la frequenza di cambiamento e pagare per avere una struttura che assicuri che tutto finzioni al meglio. Le modalità di pagamento orarie vanno bene per carichi di lavoro progettuali e attività con elevati picchi, ha detto Meadows, ma con un’applicazione di steady-state non serve una tariffa oraria.
     
  • Quali sono i requisiti di integrazione? Il carico di lavoro ha la necessità di integrarsi con una LAN interna? E’ un’estensione di un carico di lavoro o un nuovo carico di lavoro ?

“C’è un fraintendimento comune che il cloud vada a sostituire tutti i data center in-house nei prossimi anni – ha evidenziato Meadows -, ma ciò non accadrà perché il cloud non va bene per tutto. E’ molto pragmatico. Ci sono ancora i mainframe”.

Un possibile framework per allineare le le applicazioni con gli appropriati cloud è il seguente:

  • Cloud pubblico: per le applicazioni non sensibili e con limitato uso della CPU, come l’archiviazione delle vecchie e-mail;
  • Cloud privato: per dati altamente sensibili come quelli finanziari;
  • Cloud ibrido: per applicazioni customer-centric che utilizzano un front-end Web legato ai dati di back-end.
redazione TechTarget da Digital4

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