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Il cloud computing può ledere le prestazioni di una WAN?

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Opinioni

Il cloud computing può ledere le prestazioni di una WAN?

13 Apr 2010

di redazione TechTarget da Digital4

L’ottimizzazione delle prestazioni è un compito senza fine per chi gestisce una wide-area network, e il lavoro diventa sempre più complicato, con l’evolvere della tecnologia. Ecco l’opinione di Mark Day, Chief Scientist presso Riverbed Technology, sulle implicazioni della nuova dinamica WAN-Cloud

Sempre più aziende stanno aggiungendo nuove dinamiche alla propria WAN, soprattutto in vista di tecnologie che si affacciano all’orizzonte come il Cloud computing. Ecco l’opinione di Mark Day, Chief Scientist presso Riverbed Technology, sulle implicazioni della WAN-Cloud.

 

L’ottimizzazione della WAN è un “must” per fare business sul Cloud? In aggiunta a quelli che già ci sono, quali altri tool dovrebbero essere inclusi nella valutazione delle performance WAN-Cloud?

L’ottimizzazione della WAN è quasi una necessità, nel senso che i problemi di prestazioni che sorgono a causa dei vincoli di banda e quelli dovuti alla latenza sono molto simili, sia che parliamo di cloud sia di una WAN aziendale.

Nel caso del cloud, i problemi a volte possono essere un po’ più consistenti in quanto il fornitore non può essere trasparente in relazione alla locazione fisica dei server che sta usando e se tali server cambiano dislocazione nel corso del tempo. Potreste scoprire che la latenza di un determinato server è aumentata nel tempo, anche se niente del server è cambiato. Ciò detto, l’ottimizzazione della WAN è una tecnologia da prendere in considerazione, al fine di correggere i problemi che possono emergere.

 

Per molti servizi di Cloud, non siamo alla mercé delle prestazioni di Internet? Come può un network manager garantire che le risorse siano sempre disponibili quando ce n’é bisogno?

Non è molto diverso dall’impostazione di una WAN aziendale. Avrete certamente delle differenze dovute alla condivisione di un’infrastruttura rispetto a un’infrastruttura dedicata e potrebbero sorgere inconvenienti connessi con questo aspetto. Il tipo di applicazione può essere il motivo che spinge gli utenti a non migrare al cloud.

D’altra parte, va detto che in generale chi ha completato la migrazione è contento di averla fatta.

 

In generale, si sente molto parlare dei problemi che le “chatty” application (ovvero applicazioni con diverse chiamate al database server per ogni utente ndr) causano sulla rete WAN. Entrare nel Cloud complica la situazione o la cambia in positivo?

Rispondere a questa domanda è piuttosto difficile, perché spesso non c’è una netta separazione tra gli utenti che si spostano verso l’implementazione del Cloud e gli utenti che migrano a una differente versione di un’applicazione. A volte, soprattutto quando le aziende vanno verso un modello di software-as-a-service, si trova che hanno deciso di migrare verso il cloud per usare un’applicazione che è intrinsecamente progettata per essere meno “chatty” su una wide area network.

Questo è sicuramente un caso in cui si potrebbe dire, “il Cloud corregge i problemi delle chatty application” ma in tale affermazione si trascura il fatto che in realtà vi è stata una riscrittura. Di fatto, si trova che il cloud di per sé non fa nulla per risolvere l’aspetto “chatty” e la maggiore distanza della WAN può peggiorare la latenza.

 

Si parla molto nei mezzi di comunicazione e del perché c’è così tanto entusiasmo attorno al Cloud: fa risparmiare denaro e risorse, in termini di personale e di hardware. Ma lei ha mai sentito delle lamentele?

Parliamo di un panorama ancora in via di sviluppo. E abbiamo quotidianamente a che fare con il problema che quando qualcosa di nuovo viene promosso, persone, che non capiscono che ci sono limiti e svantaggi, tendono a creare un sovraccarico di informazioni e di entusiasmo. Ci sono alcuni piccoli difetti e alcuni un po’ più grandi, ma anche qualche storia dell’orrore.

La gente comincia ad andare oltre la teoria che il Cloud è un rullo compressore in grado di schiacciare tutto ciò che gli si para di fronte. Presso Riverbed, noi abbiamo assunto una posizione intermedia che prevede una migrazione graduale. Diamo agli utenti i tool in modo che possano lavorare senza problemi sia sulla wide-area network sia sul Cloud.

 

Se pensasse di sottoscrivere un abbonamento a un modello di servizio software, storage, infrastructure o platform-as-a-servicie da eseguire sulla rete WAN, cosa cercherebbe? Quali domande farebbe al provider?

L’aspetto più rilevante è capire quali sono le necessità di business dell’organizzazione e cosa significherebbe tradurle nel mondo del Cloud. E ‘importante avere qualche precisa nozione su che tipo di problema si vuole risolvere. Cosa conta per il successo?

Detto questo, credo una delle cose che gli utenti forse non sanno, e che dovrebbero invece cercare di fare, è valutare le questioni relative alla disponibilità del servizio e gli SLA (i service-level agreement) a esso associati. Inoltre, credo sia importante che gli utenti facciano delle prove effettive per capire che tipo di prestazioni stanno realmente ricevendo da un fornitore di Cloud.

redazione TechTarget da Digital4

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