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Red Hat: “L’open source per gestire la complessità dell’IT”

Il percorso di digitalizzazione di molte aziende spesso è rallentato dai timori della migrazione al cloud e dalla eterogeneità di ambienti infrastrutturali e applicativi. Il noto marchio del cappello rosso si offre come alleato attraverso un modello di partnership che premia la competenza e fa leva su una estesa community di sviluppatori

Pubblicato il 19 Apr 2023

Open Source

La complessità dell’IT è uno dei temi al centro delle odierne strategie aziendali. Perfino la migrazione al cloud, che potrebbe essere considerata una tendenza ormai acquisita, viene messa in discussione, generando fenomeni opposti come la cosiddetta “repatriation”, cioè il ritorno all’on-premise. In questo scenario, il mondo open source si candida a semplificare non solo l’eventuale cloud journey, ma anche la gestione stessa di tutti i sistemi informativi.

Oltre a un insieme di tecnologie e piattaforme riconducibili in questo ambito, è il modello medesimo che punta a rendere la digitalizzazione dei processi una strada percorribile per qualsiasi tipologia di azienda. Lo sostiene Thomas Giudici, MED Region Ecosystem Leader di Red Hat, rammentando come in Italia persista una diffusa ritrosia nei confronti della “nuvola”. Ritrosia che, in base alla sua esperienza, è stata superata talvolta tramite il ricorso a OpenShift, la nota piattaforma as a service del marchio con il cappello rosso. Ma che ha avuto una risposta convincente soprattutto da parte dei partner, il cui ruolo consulenziale è stato determinante sia ai fini della migrazione sia nel definire il percorso più adeguato di digital transformation dell’organizzazione.

Il modello di membership di Red Hat

“Pensiamo che la nostra tecnologia non sia appannaggio esclusivo delle aziende di categoria enterprise, ma di tutte, comprese le piccole e medie imprese. Un mercato molto importante per l’Italia” spiega Giudici, che illustra il modello di go-to-market piramidale di Red Hat a conferma della sua affermazione. In base a questo modello, nel nostro paese in cima ci sono una quarantina di aziende di classe enterprise, subito sotto quelle definite “corporate & emerging market” (400 all’incirca) e alla base tutte le altre, cioè le PMI.

“La gran parte di tutta questa clientela viene gestita attraverso il canale” continua Giudici, che tiene a ricordare il pay off della società: “customer first, partner always”. Il primato dei clienti legato al ruolo chiave dei partner deriva dal fatto che “non intendiamo presentare un semplice prodotto, ma una soluzione integrata. La differenza è che nella parte più bassa della piramide è il canale a guidare, mentre nella parte più alta Red Hat guida insieme al canale”.

Questo modello di go-to-market è sovrapponibile al solution provider program, cioè i livelli di membership e di certificazione previsti che vanno dal Premier Business Partner, passando per l’Advanced Business Partner e finendo con il Red Hat Ready Partner. A decidere il tipo di partnership sono le certificazioni ottenute sulle tecnologie del vendor. Per quanto riguarda i Premier Business Partner, occorre anche aver avuto l’occasione di dimostrare un caso di successo che ricopra valenza emblematica.

Extra Red, il partner toscano dal cuore “rosso”

Extra Red, Technology Service Provider per sua stessa definizione, è un’azienda di Pontedera, in provincia di Pisa, che ha scalato tutti gli stadi di affiliazione, diventando nel 2022 Premier Business Partner. Le sue competenze non riguardano esclusivamente le soluzioni di Red Hat, sebbene la preferenza per quest’ultima sia dichiarata perfino nel nome. Si riferiscono anche ad altri vendor, tra cui IBM (che ha acquisito Red Hat nel 2019), Influxdata, Liferay e AWS.

“Il nostro inizio risale al 2011, quando in Toscana l’ospedale di Careggi bandì una gara sull’interoperabilità che noi vincemmo” dice Laura Pisano, Sales Director di Extra Red. Allora l’attuale società era solo una business unit di un’altra azienda, ma quella sarà la genesi di una collaborazione che crescerà su tutto il portafoglio middleware di Red Hat, nonché sui temi classici del cloud, come IaaS e PaaS, e su quelli del DevOps, del BPM e dei motori a regole. Tanto che nel 2017 i 30 progetti in 12 Paesi diversi contribuiranno a renderla un’impresa autonoma, oltre a permetterle di conseguire la qualifica di Advanced Business Partner che anticiperà la certificazione più alta di lì a qualche anno.

“Oggi la nostra value proposition in ambito hybrid cloud si fonda su 3 strati principali: infrastrutture, piattaforme e software” dice ancora Pisano. “Pensiamo che il valore aggiunto che Extra Red porti sia quello di riuscire a esprimere progettualità e servizi per trasformare le esigenze di business del cliente”. Un esempio di questo è l’alleanza consolidata con Coopservice.

Coopservice, la digitalizzazione al tempo delle API

Con oltre 17 mila addetti e un fatturato nel 2021 di 691 milioni di euro, Coopservice è una cooperativa che lavora in svariati ambiti, dalla vigilanza al settore della sanificazione fino alla logistica integrata. Nel piano industriale dei prossimi 3 anni, che punta a raggiungere una cifra di quasi 800 milioni, la digitalizzazione rappresenta un fattore determinante per infondere la necessaria agilità operativa.

“Abbiamo previsto la prosecuzione della trasformazione digitale con l’inserimento della cultura del dato su tutta l’organizzazione per diventare un’azienda data-driven” sottolinea Gianfranco Scocco, CIO e responsabile dei sistemi informativi del gruppo, precisando inoltre che “nel nostro digital journey, gli asset digitali esprimono un valore di business che può essere economico, funzionale o di processo”.

Questo “viaggio”, iniziato anni fa insieme a Extra Red, si fonda su una Hybrid Cloud Strategy e sulla scelta di OpenShift come piattaforma. Nel 2021 è culminato in una fase di integrazione di API e microservizi all’interno della progettualità di Coopservice, come evidenzia Fabio Pini, Enterprise Solutions Architect di Coopservice: “Poiché gestiamo molte realtà differenti, diventa complesso gestire il parco API. È uno sforzo dal punto di vista tecnico e organizzativo che ha richiesto un API competence center per definire una strategia su quali devono essere quelle da esporre, su come farlo e su come gestire l’interfacciamento”.

Una complessità rispetto alla quale l’universo open source si colloca come paradigma facilitante, mettendo a disposizione non soltanto vendor di riferimento come Red Hat e system integrator come Extra Red, ma anche una vasta community di sviluppatori che progetta incessantemente per una migliore integrazione tra i sistemi.

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