Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Gartner: più investimenti in servizi cloud interni che esterni fino al 2012

pittogramma Zerouno

Gartner: più investimenti in servizi cloud interni che esterni fino al 2012

21 Dic 2009

di Riccardo Cervelli

La società di analisi ha elaborato una predizione sulla ripartizione degli investimenti in tecnologie cloud da parte delle aziende, assegnando il primato, nei prossimi tre anni, alle proposte dei dipartimenti It interni. Un’occasione anche per fare chiarezza su similitudini e differenze di due approcci tecnologici e filosofici complementari

Di qui al 2012 le imprese investiranno più in servizi cloud privati (Private Cloud Service) che in servizi dello stesso tipo erogati da provider esterni (External Cloud Providers). Ne è convinto Gartner, secondo il quale nei prossimi anni l’utilizzo di tecnologie di tipo cloud all’interno delle aziende continuerà a essere governato dalle organizzazioni It interne e riservato a un numero selezionato di utenti.
Gartner precisa che con il termine di private cloud service si intende qualcosa di molto simile alla proposta di cloud computing operata da fornitori esterni. Le principali differenze si ritrovano, più che nel tipo di tecnologie e nel chi le sviluppa ed erogano, nel chi assembla i servizi e li gestisce, e nel chi li richiede e ha diritto a utilizzarli. In questo interregno tra la distrazione attuale e quella in cui vi sarà un uso molto diffuso dei servizi cloud offerti da provider esterni, le organizzazioni It interne alle aziende sono chiamate a offrire soluzioni cloud che possono essere basate su soluzioni Internet sviluppate internamente, costruite intorno a servizi erogati da operatori esterni, o proposte in modo ibrido.
In un’ottica di ricorso esclusivo a offerte di provider esterni – per una sola o per più applicazioni ciascuno – è previsto una riduzione del lavoro e del ruolo dei dipartimenti It interni, in quanto sempre più saranno le funzioni di business e gli utenti finali ad andare a sottoscrivere servizi esterni, senza passare attraverso l’abilitazione dei responsabili It delle aziende. In questa fase, invece, sono i responsabili It a individuare, sulla base delle esigenze degli utenti e delle strategie di innovazione It definite con il top management, quali tecnologie di tipo cloud possono essere utilizzate e se essere possono essere sviluppate internamente oppure acquisite dall’esterno. In molti casi è possibile che una soluzione cloud possa integrare sia applicazioni proprietarie dell’azienda sia servizi cloud esterni: Gartner segnala, per esempio, quelli di pagamento online.
C’è, infine, un aspetto importante che viene segnalato da Gartner. Le applicazioni cloud sviluppare e assemblate dai dipartimenti It interni tendono a essere tagliate su misura dei processi business aziendale e degli end user a cui sono erogate. I servizi cloud offerti da operatori esterni sono in massima parte standardizzati, concepiti e forniti con l’obiettivo di essere fruiti da utenti di settori diversi, e dotati di interfacce che puntano più sulla funzionalità e l’intuitività che sulla possibilità di personalizzazione. Ci troviamo di fronte, insomma, a due filosofie un po’ diverse. Se è vero, quindi, che i private cloud service fungeranno sempre più come rampa di lancio verso il ricorso a external cloud provider, non è affatto detto che i due mondi non diventeranno complementari.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

Articolo 1 di 5