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Disaster recovery: con il cloud è più complesso

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Disaster recovery: con il cloud è più complesso

21 Mag 2011

di Nicoletta Boldrini

È la sicurezza la maggiore causa di preoccupazione per gli IT manager quando si collocano le applicazioni “in the cloud”; e una delle sfide più grandi che si presenta con il cloud computing e lo storage, è la capacità di controllare i failover e di rendere le risorse altamente disponibili. Ci spiega perché Vincenzo Costantino, Senior Manager, Technical Sales Organization di Symantec.

Stando ai risultati di uno studio Symantec sul tema del disaster recovery, gestire risorse disparate virtuali, fisiche e cloud è una delle principali sfide It. “Sfida crescete dovuta alle maggiori complessità legate alla protezione e al recupero dei dati e delle applicazioni mission critical”, esordisce Vincenzo Costantino (nella foto), Senior Manager, Technical Sales Organization di Symantec, commentando i risultati dell’indagine.
Lo studio evidenzia che quasi la metà – il 44% (lo studio ha coinvolto oltre 1.700 IT Manager di grandi aziende, in 18 Paesi) – dei dati presenti sui sistemi virtuali non viene sottoposto a regolare backup e solo un intervistato su cinque usa tecnologie di replication e failover per proteggere gli ambienti virtuali. “Ma l’aspetto forse più preoccupante lo rivela il 60% dei server virtuali che, ancora oggi, non risulta incluso nei piani di disaster recovery”, osserva Costantino.
E il backup non gode di trattamenti migliori: “Oltre l’80% degli intervistati dichiara che il backup viene eseguito solo una volta alla settimana”, sottolinea Costantino, che vede nelle risorse limitate, carenza di capacità storage e utilizzo insufficiente di soluzioni di protezione avanzate ed efficienti gli elementi di maggior ostacolo anche per gli ambienti virtuali e il passaggio al cloud computing.
“Eppure – sottolinea Costantino – dal mercato riceviamo segnali di interesse verso i progetti di disaster recovery, soprattutto perché sta crescendo la consapevolezza legata ai rischi e al valore monetario dei downtime operativi che provocano inefficienze e cali di produttività non più accettabili in contesti dinamici e altamente competitivi come quelli odierni”.
Riguardo al cloud computing, gli intervistati hanno dichiarato che circa il 50% delle applicazioni mission-critical della propria azienda gira in ambienti di questo tipo e per due terzi dei rispondenti (il 66%), la sicurezza è la maggiore causa di preoccupazione. “In questi casi la sfida più grande che si presenta con il cloud computing e lo storage è la capacità di controllare i failover e di rendere le risorse altamente disponibili”, osserva Costantino.
“Il consiglio che oggi Symantec si sente di dare – precisa il manager – è di assicurarsi che i dati e le applicazioni mission critical vengano trattati allo stesso modo nei vari ambienti (virtuale, cloud, fisico) all’interno delle valutazioni e dei piani di disaster recovery. A livello tecnologico, il consiglio è di ridurre la complessità di gestione optando per strumenti sempre più integrati e con una forte automazione – conclude Costantino – soprattutto per semplificare e pianificare i processi e per sfruttare la tecnologia in modo preventivo: pianificando le operazioni e gestendo in modo automatizzato processi e attività (migliorando così anche le performance). Infine, sfruttare tecnologie e soluzioni che individuino le problematiche in anticipo, per ridurre i downtime e fare un recovery più rapido”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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