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Cloud: come realizzare la piena integrazione business-It

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Cloud: come realizzare la piena integrazione business-It

02 Lug 2014

di Nicoletta Boldrini

La tecnologia è ormai considerata il fattore abilitante numero uno per il cambiamento aziendale verso un efficace modello di digital business, ma affinché si compia la ‘perfetta integrazione’ tra It e business le organizzazioni devono muoversi alla ricerca di un difficile e intricato equilibrio tra il governo dei complessi sistemi legacy esistenti e l’identificazione di spazi e risorse per fare innovazione. In molte realtà il modello cloud rappresenta già oggi un’importante chiave di volta, quanto meno per iniziare a ‘sperimentare’ percorsi di trasformazione. È il tema sul quale si è incentrato il dibattito di un recente Executive Dinner organizzato da ZeroUno in partnership con Dedagroup ICT Network.

L’It si estende sempre più dal contesto tecnologico per diventare fattore strategico di competitività e differenziale per lo sviluppo. Le opportunità offerte dalla digitalizzazione accelerano e amplificano i percorsi di trasformazione; al contempo, però, gli ostacoli da superare sono ancora moltissimi e, spesso, è proprio il legacy tecnologico a rappresentare un importante freno all’innovazione. Come districarsi allora tra il governo della complessità tecnologica e l’opportunità di ‘fare business’ in modo nuovo, proprio grazie all’innovazione Ict?

 

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Ne abbiamo discusso insieme a numerosi Cio e Ict manager nel corso di un recente Executive Dinner organizzato in partnership con Dedagroup ICT Network, partendo dalle riflessioni poste in apertura di incontro dal Direttore di ZeroUno, Stefano Uberti Foppa, rispetto agli attuali contesti competitivi all’interno dei quali si muovono le aziende,  “dove efficienza, stabilità e affidabilità tecnologiche, benché indispensabili, risultano essere elementi non più sufficienti a garantire il supporto necessario a un business dinamico, mobile, sociale e ‘liquido’”, riflette Uberti Foppa. “A cambiare, oggi, sono i modelli di business che però non sempre riescono a trovare nell’It quel ‘discriminante’ supporto necessario: per lo meno, non nell’It come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno

Per reggere l’evoluzione del business, l’It si trova a un bivio e deve riorganizzarsi al proprio interno, districandosi nella gestione di un parallelismo che vede, da un lato, la necessità di mantenere una governance tecnologica (sia interna sia esterna) non più con una vista prestazionale fine a se stessa ma in funzione delle logiche di business (vista strategica), dall’altro l’esigenza di una struttura organizzativa di processi e competenze completamente nuova che faccia da guida nei percorsi di cambiamento del business aziendale”.      

Roberto Loro, Direttore Cloud & It services della Divisione Cloud, Applicativi, Servizi e Tecnologie (Cast) di Dedagroup ICT Network

Perché determinati percorsi di trasformazione abbiano realmente inizio, “sarebbe opportuno cambiare prospettiva e adottare un approccio sistemico all’It, diminuendo la spesa per le infrastrutture, le piattaforme middleware e le architetture applicative per ricavare spazi e risorse all’innovazione di processi e servizi”, suggerisce Roberto Loro, Direttore Cloud & It services della Divisione Cloud, Applicativi, Servizi e Tecnologie (Cast) di Dedagroup ICT Network: “Per ottenere risultati tangibili in questo senso è però necessario ripensare l’ecosistema It, nella maggior parte dei casi ancora molto ‘verticalizzato’ e a silos sia sul piano tecnologico sia su quello delle competenze interne ed esterne”.

Il cloud è già realtà, ma non sul core aziendale

Stefano Mainetti, Codirettore scientifico dell’Osservatorio Cloud & Ict as a service, School of Management del Politecnico di Milano.

“Il cloud potrebbe rappresentare una risposta efficace in questa direzione, ma il cambiamento va guidato con un ‘esercizio metodologico’ che consenta di misurarne, per gradi, i risultati, costruendo un ‘cloud journey’ adeguato alle proprie esigenze”, interviene a tal proposito Stefano Mainetti, Codirettore scientifico dell’Osservatorio Cloud & Ict as a service, School of Management del Politecnico di Milano.

Demetrio Migliorati, Head of Enterprise Digital Organisation di Banca Mediolanum

 

 

 

“Per noi il cloud è già una realtà, nel senso che adottiamo diverse soluzioni utilizzando questo modello – commenta Demetrio Migliorati, Head of Enterprise Digital Organisation di Banca Mediolanum -; di fatto, sta rappresentando un forte acceleratore nel rilascio di nuovi servizi che con approcci tradizionali richiederebbero tempi molto lunghi, mentre con l’approccio as a service riusciamo a erogare servizi al business nell’ordine di pochi mesi (compresi i tempi necessari per analisi e trattative commerciali). Se la struttura Ict è collaborativa non esistono grandi ostacoli, tuttavia per realtà sotto stretto controllo normativo come la nostra, vedo ancora molto difficoltoso applicare il modello cloud ai sistemi core, all’interno dei quali sono custoditi i dati sensibili dei clienti”.

Lorenzo Anzola, Corporate It Director di Mapei

Anche Lorenzo Anzola, Corporate It Director di Mapei, invita a riflettere sulle ‘difficoltà’ e gli ostacoli generati dai sistemi legacy aziendali: “Un Erp rappresenta il sistema core per eccellenza di un’azienda manifatturiera come la nostra; parliamo di un’architettura con un elevato livello di personalizzazione che rende complesso il passaggio al cloud. Tuttavia, i benefici del modello sono innegabili e in questa fase di transizione tra il ‘vecchio’ e il ‘nuovo’, i sistemi ‘a corollario’ dell’Erp, come il Crm o le soluzioni per il Marketing, per esempio, potrebbero trarne enormi benefici. L’opportunità è evidente; i limiti sono dettati, a mio avviso, dal legacy da interpretare non solo a livello tecnologico ma anche culturale”.

Leonardo Casubolo, Chief Security Officer di Kion Group

“Anche noi abbiamo un Erp customizzato ma abbiamo intrapreso la nostra strada verso il cloud optando per una Iaas sulla quale abbiamo poi migrato gli applicativi”, asserisce Leonardo Casubolo, Chief Security Officer di Kion Group. “A livello di Saas abbiamo mosso i primi passi scegliendo un sistema di e-learning in public cloud e stiamo ultimando la migrazione della posta elettronica. A mio avviso i punti di attenzione non sono da ricondurre alla sicurezza dei dati in sé – sono convinto che il vendor cloud abbia tutto l’interesse a garantire livelli di sicurezza anche maggiori rispetto a quelli che un’azienda può avere al proprio interno -, quanto piuttosto alla questione normativa e alla difficoltà di essere compliant con tutte le leggi vigenti nei vari paesi”.

Standardizzazione: limite o accelerazione?

Che le difficoltà non siano tanto nella sicurezza del dato ma in altre criticità è visione comune a molti Cio e It manager. Anzola, per esempio, ritiene che il freno principale sia la standardizzazione: “È difficile sostituire un sistema fortemente personalizzato con una soluzione standard; è complessa persino l’integrazione tra i due”, invita a riflettere Anzola.

Roberto Magni, Cio di Cris Conf

“Un’azienda come la nostra non potrebbe permettersi applicazioni standard – interviene nella discussione Roberto Magni, Cio di Cris Conf -. La nostra dimensione implica processi completamente diversi da un’azienda concorrente pur simile nel business e nell’organizzazione. Sul fronte Iaas il cambiamento risulta più semplice da attuare, il problema è sugli applicativi, soprattutto quando, come nel nostro caso, i processi di business cambiano piuttosto velocemente con conseguente necessità di intervento repentino sui sistemi It”.

Roberto Carnevale, It Innovation Architecht di Solvay Business Services

Roberto Carnevale, It Innovation Architecht di Solvay Business Services, non vede invece la standardizzazione come un limite ma, al contrario, come un forte acceleratore di business: “Il cloud garantisce un ciclo di innovazione del software molto più rapido rispetto a quello che generalmente si ha in azienda e gli utenti business se ne rendono conto, visto che ‘godono’ di rilasci quindicinali di nuove funzionalità all’interno delle applicazioni che abbiamo adottato con il modello Saas”.

Luciano Bruno, Direttore Commerciale Divisione Cast di Dedagroup ICT Network

Raccogliendo testimonianze, dubbi e preoccupazioni espresse durante il dibattito, Luciano Bruno, Direttore Commerciale Divisione Cast di Dedagroup ICT Network, pone alcune riflessioni invitando i partecipanti a fare un ulteriore sforzo per guardare le cose dalla prospettiva del business: “Se chiediamo ai top manager e alle Lob cosa serve loro, sul piano tecnologico, la risposta sarà ‘servizi e soluzioni disponibili quando mi servono e dove mi servono’ – sottolinea provocatoriamente Bruno -. E se chiediamo loro cosa li spaventa maggiormente, la risposta è ‘la velocità’ che rende obsolete le informazioni e, quindi, le decisioni. Devono essere dunque queste le chiavi di volta per la trasformazione tecnologica”.

Business Technology: gestire la transizione

Italo Candusso, Experienced Cio/It Manager

“Gestire la transizione è forse l’aspetto più complesso in questo momento”, ammette Mainetti. “Far convivere architetture esistenti con servizi nuovi è la sfida primaria; il mondo ibrido caratterizzerà le nostre aziende per molti anni, quindi lo sforzo dell’It sarà quello di ‘dominare’ tale complessità identificando modelli e approcci che, rispetto al passato, potranno tuttavia cambiare dinamicamente grazie alla flessibilità tecnologica”.

“L’analisi e la pianificazione sono ancora le chiavi strategiche senza le quali non si può costruire un percorso trasformativo di successo”, aggiunge a riguardo Italo Candusso, Experienced Cio/It Manager. “Come in tutti i grandi progetti e cammini evolutivi, serve una roadmap che faccia da ‘guida’ al cambiamento e che offra chiarezza sugli obiettivi da raggiungere”.

Enrico Mercadante, Lead for Systems Engineering and Cloud South Europe di Cisco

“Si tratta di scelte importanti anche dalla prospettiva del business: un amministratore delegato rischia il posto e di perdere credibilità se si compiono scelte It che anziché supportare il business vi impattano negativamente”, commenta  Enrico Mercadante, Lead for Systems Engineering and Cloud South Europe di Cisco, che aggiunge: “Rispetto alle criticità espresse sul fronte sicurezza, compliance e standardizzazione, ritengo che il focus primario, nel breve periodo, debba riguardare l’integrazione legacy/cloud. Tuttavia, a mio avviso esistono almenotre forti acceleratori che spingeranno anche il core tecnologico verso il modello cloud: la concorrenza globale; l’Internet of Things; l’esigenza di performance, di business, sempre maggiori, raggiungibili solo attraverso la tecnologia”.

In questo scenario, giocheranno un ruolo importante i service provider e i system integrator anche se le aziende sollevano a riguardo notevoli preoccupazioni circa gli Sla, le forme contrattuali e le paure di lock-in.

Fabio Gatti, Responsabile Quality Assurance di Ge.Si.Ass

Fabio Gatti, Responsabile Quality Assurance di Ge.Si.Ass e Sergio Errigo, Responsabile Sistemi Informativi di Sint, per esempio, hanno qualche perplessità su quelle che potrebbero essere ‘ricette e garanzie’ per uscire dal cloud. “Il cloud impone una ‘programmazione dei lavori’ – puntualizza Errigo – che richiede sforzi di analisi, capacità di governance e nuove competenze, anche nella stipula dei contratti”.

Sergio Errigo, Responsabile Sistemi Informativi di Sint

“Trovare il partner giusto è senza dubbio fondamentale – risponde Loro -. La flessibilità tecnologica deve riflettersi anche nella dinamicità di cambiamento. Da parte nostra garantiamo tale agilità offrendo tutto il supporto tecnico e operativo necessario nelle fasi di migrazione verso un altro vendor, con la massima visibilità per l’azienda utente su tutti gli step procedurali”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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