Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Primeur, soluzioni per ridurre i costi dell’Application Lifecycle Management

pittogramma Zerouno

Primeur, soluzioni per ridurre i costi dell’Application Lifecycle Management

20 Set 2010

di Rinaldo Marcandalli

Quali problemi reali hanno i clienti nella gestione del portafoglio applicativo oggi? Quali soluzioni concorrono a una revisione che razionalizzi l’esistente? Quanto sono applicabili nuove metodologie di sviluppo agile? Quanto può aiutare l’automazione nei test? Sono domande rivolte a Primeur, system integrator che dell’integrazione applicativa fa una delle principali linee di business e con un approccio da Centro di Competenza ha accumulato una ventennale esperienza nell’Alm. Nostro interlocutore è Fabio Sabbatini, Responsabile Business Unit Alm di Primeur.

Dal classico File Transfer a veri e propri “servizi ai file” con soluzioni in grado gestire e controllare i file in tutto il loro ciclo di vita: è questa l’evoluzione di Primeur, nata nel 1986 come Isv e che oggi è uno dei principali produttori di soluzioni middleware per sistemi informatici distribuiti ed eterogenei, che fattura oltre 20 milioni di euro (2009); una multinazionale con sedi in Italia, Europa e America, oltre a una rete di distributori e rivenditori in tutto il mondo. 
Primeur ha fatto del File Transfer una delle sue aree di business principali, grazie alla suite Spazio Enterprise MFT/S, la soluzione multiprotocollo e multipiattaforma per il trasporto gestito dei file in modalità end-to-end, utilizzata in Italia e nel mondo da più di 500 clienti tra cui gruppi industriali, grandi banche e assicurazione. Oggi Primeur va oltre il puro Managed File Transfer, con un’offerta in continua evoluzione verso tecnologie  di “servizi ai file” che consentono di monitorare i file dal momento in cui vengono creati a quando vengono utilizzati.
L’anima fortemente tecnologia di Primeur e la continua attenzione al processo di sviluppo del proprio software sono stati riconosciuti anche da Gartner, che ha inserito l’azienda – unico player italiano –  tra i “visionari” del Magic Quadrant for Managed File Transfer, distinguendone l’innovazione tecnologica, la comprensione del mercato e la strategia di prodotto.
“Proprio il dna di produttore di software e l’expertise di System Integrator sono i ‘biglietti da visita’ dell’approccio Primeur ai problemi di razionalizzazione dello sviluppo del software”  ci dice Fabio Sabbatini. Il Centro di Competenza Primeur dedicato all’Application Lifecycle Management (Primeur ALM – PALM) è stato creato per fornire tecnologia e consulenza per la strutturazione, l’integrazione e il controllo del ciclo di vita del software mediante processi di lavorazione automatizzati, supportati da moderne metodiche e da prodotti leader di mercato.
Primeur offre competenze certificate sui prodotti Ibm Rational (e in particolare sulla Suite Jazz), che si abbinano all’esperienza maturata nei propri laboratori di sviluppo, all’utilizzo di altre tecnologie leader di mercato, alle attività progettuali svolte con continuità presso i propri clienti.
Il Centro Competenza Palm offre una gestione industrializzata dei requisiti, la pianificazione delle release o delle attività degli sviluppatori, il controllo della qualità sia statica (strutturazione del codice, analisi sicurezza) sia dinamica (esecuzione dei test, quindi una testing factory automatizzata con tool Ibm Rational e Tivoli, oper source o di altri produttori). Con un lato consulenziale dell’offerta,  Palm propone un quadro di Enterprise Architecture che “rende strategico razionalizzare il portafoglio stesso, se vi si mappano le applicazioni revisionate”.
Quanto all’applicabilità di nuove metodologie di sviluppo “agile”, il cliente parte da uno scenario tradizionale, tipicamente dove utilizza la metodologia Waterfall. Per l’Agile bisogna prepararsi anzitutto “mentalmente” a impatti di relazione (il processo diventa interattivo) e organizzativa (i contratti non poggiano più sui riferimenti di prima, vedi in dettagli l'articolo “Agile: un ponte tra business e It”). “C’è chi comincia a usare la metodologia Agile dove i cicli interattivi di questa vengono naturali, dice Sabbatini, come applicazioni web sviluppate, messe sul mercato come prototipo e poi arricchite. Nascono così isole web based in un mondo con modalità di sviluppo tradizionale: sono approcci “pseudo-agile”, cui serve dotarsi di strumenti di tipo collaborativo per cooperare con persone e skill diversi e tenere coeso il software prodotto. Gli scogli sono l’impatto organizzativo e la dipendenza da un’infrastruttura tecnologica di livello Unified Communication fra i gruppi di sviluppo collaborativo. Primeur si prepara a una domanda crescente: vi lavora grosso modo un 10% delle persone, in vari gruppi Agile interni”.
Un contributo alla riduzione dei costi del portafoglio applicativo viene dal massimizzare il Roi nel testing, investendo nell’automazione dei test e abbattendone la percentuale ripetitiva con strumenti non solo di esecuzione, ma di verifica degli esiti e, a monte, della correttezza e del valore di ciò che si testa. “La difficoltà, continua Sabbatini, è dimostrare il risparmio a un cliente che, mancando di uno storico, non sa quanto sta spendendo in giorni uomo medi per una sessione di test di un’applicazione. Ugualmente, Primeur prevede di dimostrare che i giorni uomo scendono all’80% dopo un primo assestamento, per arrivare fino al 40% (risparmio del 60% rispetto alla spesa iniziale)”.
Il valore e il Roi di questa “automated testing factory on premise” persisterà anche quando sarà pronto il testing on demand. “Le aspettative sono di disporre nei primi mesi del 2011 di un cloud privato partner Ibm” – conclude Sabbatini –  che funga da automated testing factory in cloud, con ulteriori forti risparmi in hardware, licenze e skill; basta fare un  provisioning – deprovisioning dei server in più occorrenti al test; un Rational Functional Tester  lo si affitterà; e non servirà più essere adeguatamente formati sulla sua manutenzione. Ma l’investimento fatto oggi on premise con un Rational Functional Tester che automatizza mille casi di test con un risparmio fino al 60% resta un patrimonio portabile sul cloud. I risparmi del testing on demand non faranno che sommarvisi”.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

Articolo 1 di 5