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Design Thinking e tecnologie digitali: il circolo è virtuoso

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Metodologie

Design Thinking e tecnologie digitali: il circolo è virtuoso

11 Mar 2019

di Elisabetta Bevilacqua

Da un lato il Design Thinking può rappresentare un fondamentale supporto per valorizzare le tecnologie digitali, dall’altro il Design Thinking stesso, nel mondo attuale, non può fare a meno di avvalersi di queste tecnologie per diventare più efficace e veloce nel rispondere ai bisogni dei potenziali utilizzatori finali. Ci accompagna nel percorso Stefano Magistretti, ricercatore senior del dipartimento Design and Innovation Management della School of Management del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale, Big Data, IoT, Realtà virtuale e aumentata, blockchain, sono almeno cinque le tecnologie che in qualche modo possono essere valorizzate dai diversi approcci del Design Thinking (DT) e che, a loro volta, possono supportarlo. Il design thinking riesce a valorizzare le tecnologie digitali mantenendo il suo approccio distintivo che mette al centro le persone. “Di fatto, pur senza modificare il proprio processo, il DT riesce a valorizzare le tecnologie digitali in modo nuovo, andando a comprendere quali siano gli elementi che davvero hanno valore per l’utente”, spiega Stefano Magistretti, ricercatore senior del dipartimento Design and Innovation Management della School of Management del Politecnico di Milano, elencando come il DT possa valorizzare le tecnologie e supportane lo sviluppo.

  1. Preparare l’evoluzione delle azioni e delle abitudini dell’utente. Il DT può ad esempio aiutare a capire quali controlli stiano diventando standard in un certo ambiente; anche se gli utenti sono abituati ad interfacciarsi con uno schermo dovrà essere presente nella progettazione della nuova casa automatizzata?
  2. Capire cosa esiste già. Non è sempre necessario inventare nuove tecnologie, ma si possono utilizzare, con l’aiuto del DT, quelle già esistenti, trovando, ad esempio, un equilibrio fra interfacce vecchie e nuove.
  3. Creare esperienze di contesto. Le persone sono sempre più alla ricerca di esperienze uniche. Il DT consente di valorizzare l’esperienza dell’utente, supportando ad esempio l’utilizzo di nuove modalità di riconoscimento tramite beacon, dispositivi utili per fare marketing di prossimità.
  4. Cercare di legare a un’azione più reazioni. Ci si aspetta, ad esempio, che l’inserimento di un impegno nel calendario, scateni più azioni come un reminder in automatico, avvisi a più persone coinvolte ecc. Il DT, in particolare la Sprint execution, aiuta a immaginare e implementare queste reazioni.
  5. Le tecnologie digitali devono mettere in connessione le persone. È questo uno degli aspetti più importanti nella messa in campo di nuove tecnologie e il DT, che ha lo scopo di mettere le persone al centro, può aiutare a studiare e progettare le relazioni e a creare valore attraverso le connessioni.

Il caso di Amazon Echo, uno degli esempi portati da Magistretti, evidenzia il ruolo che può svolgere il DT per valorizzare la tecnologia. Fire Phone lanciato da Amazon nel giugno 2014 e ritirato ad agosto avrebbe in realtà ottenuto il risultato di sperimentare, tipico del DT, le esigenze delle persone in un ambito domestico: “I pochi smart phone venduti hanno avuto un forte impatto in ambiente home, scarso nell’uso quotidiano mobile”, spiega Magistretti. Il team, che non è stato smantellato con la chiusura della produzione di Fire Phone, lavorando sui feedback ricevuti ha progettato Amazon Echo, il nuovo hub per la casa per gestire, tramite comandi vocali, musica, luci, telecamere, sicurezza,… Il prodotto, pur essendo da tempo disponibile, è sbarcato solo oggi in Italia e ha avuto un successo superiore alle aspettative in occasione del black Friday.

Figura 1 - L’impatto delle tecnologie digitali sul Design Thinking - Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano
Figura 1 – L’impatto delle tecnologie digitali sul Design ThinkingFonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

Le tecnologie digitali supportano e trasformano in Design Thinking

Il DT vive nel mondo digitale e, inevitabilmente, ne sfrutta le potenzialità che si articolano almeno in cinque modalità, secondo quanto Magistretti ci racconta.

  1. Empatia 2.0 (o etnografia 2.0), aiuta a capire il potenziale utente, studiando i suoi dati e le due tracce digitali lasciati online.
  2. Si possono creare sistemi che permettano di definire i problemi e risolverli in modo autonomo, ricorrendo a machine learning, chatbot, AI… Quest’ultima può supportare i processi tipici del DT, aiutando il progettista nelle scelte quando queste risultino particolarmente complesse, suggerendo dove guardare e su cosa focalizzarsi.
  3. Sono disponibili strumenti di supporto alla creatività digitale per fornire soluzioni ‘futuristiche’; il momento di ‘illuminazione’ da cui nasce la soluzione innovativa è infatti preparato da un processo strutturato che può essere supportato da strumenti digitali.
  4. La realtà virtuale e aumentata permette di mostrare al cliente o all’utente finale la soluzione prima che sia stata progettata nel dettaglio con riduzione degli scarti e dei costi e la comprensione, fin dall’inizio, del suo valore.
  5. Sono disponibili soluzioni di crowd testing che consentono di effettuare test live della soluzione senza averla realizzata.
Figura 2 - L’impatto delle tecnologie digitali sul Design Thinking - Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano
Figura 2 – L’impatto delle tecnologie digitali sul Design ThinkingFonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

La conferma delle potenzialità dei sistemi di empatia 2.0 viene dall’acquisizione da parte di Ideo, azienda di riferimento internazionale per il DT, di Datascope, società di data science, che ne aumenterà la capacità di analizzare grandi quantità di dati per aiutare a canalizzare la creatività.
Un caso curioso, di applicazione dell’AI, è la versione chef Watson, utilizzata dai ristoranti per creare nuove ricette. In base ad alcune indicazioni fornite dallo chef, il sistema elabora le ricette nei diversi repository online e restituisce una ricetta ogni volta differente e, si ipotizza, di successo. “Se l’AI aiuta un processo tipicamente creativo come quello dello chef, perché non può supportare anche il DT?”, si chiede Magistretti.

Figura 3 - La tecnologia digitale può potenziare il Design Thinking – Il caso Chef Watson - Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano
Figura 3 – La tecnologia digitale può potenziare il Design Thinking – Il caso Chef WatsonFonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

Un ruolo unanimemente assegnato alle tecnologie digitali a supporto del design thinking è la creazione di strumenti di prototipazione rapida. Un esempio è l’app POP, sviluppata da Marvel che permette di digitalizzare gli schizzi di progettazione realizzati su carta e poter interagire con l’app sul telefono. Invision è invece un applicativo web per lo sviluppo di interfacce grafiche per soluzioni digitali (dispositivi mobile, pagine web…); Risulta estremamente utile per sviluppare in modo collaborativo l’interfaccia grafica dell’app, prima di costruire il back end dell’applicazione stessa, anticipando eventuali problemi.

DT e tecnologie digitali si supportano e si potenziano a vicenda: il primo aiuta a progettare meglio e a valorizzare le seconde ponendo al centro la persona; viceversa, le tecnologie digitali sono sempre più presenti nel processo di design thinking per renderlo più potente, più rapido e a valore, tanto che lo stanno trasformando.

Figura 4 - La relazione fra Design Thinking e tecnologie digitali: un processo circolare - Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano
Figura 4 – La relazione fra Design Thinking e tecnologie digitali: un processo circolareFonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

Il DT da processo lineare, quale era in passato, attraverso le fasi di comprensione, definizione, ideazione, realizzazione e test, che si concludeva con il lancio del prodotto finito sul mercato, diventa circolare. “Ciò che si lancia sul mercato non è statico ma deve comunque ‘rientrare’ per contribuire allo sviluppo del nuovo prodotto”, conclude Magistretti.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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