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L’innovazione come via d’uscita

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L’innovazione come via d’uscita

19 Feb 2009

di Nicoletta Boldrini

La crisi è una sfida, certo, ma anche una grande opportunità. Parola di Maria Cristina Farioli (nella foto), da pochi giorni Business and Innovation Development Director di Ibm italia, che ci racconta la sua personale visione sull’innovazione come possibilità di superamento delle difficoltà. Possibilità che trova una marcia in più nell’adozione di soluzioni e servizi It

MILANO – Nell’ultimo trimestre 2008 la crisi economica globale ha subìto un’accelerazione e anche l’economia italiana, già prima non in perfetta salute, ovviamente ne risente, vivendo un momento di ulteriore difficoltà. Ma gli allarmismi servono poco ed è anzi proprio questo, come alcuni grandi successi imprenditoriali insegnano, il momento di valutare strade diverse, verso una nuova opportunità di crescita, grazie a nuove capacità di innovazione. Questo è un po’ il messaggio che Cristina Farioli, Business and Innovation Development Director di Ibm Italia ha voluto dare lo scorso novembre durante la conferenza annuale del Guide Share (associazione senza fini di lucro tra utenti Ibm). “È un momento difficile per tutti e i dati confermano una generale sfiducia delle imprese”, dice Farioli. “A fronte di una crisi di dimensioni globali come queste non sono sufficienti le risposte “tradizionali”. Il tipico taglio dei costi non sarà sufficiente. I leader di domani saranno quelli che sapranno capitalizzare sulle nuove opportunità; in quest’ottica, la crisi può diventare un’opportunità”.
Opportunità che Farioli associa alla parola Innovazione. “Tutte le crisi di una certa rilevanza sono in realtà delle vere e proprie occasioni di apprendimento e, di conseguenza, di innovazione”. E per entrare un po’ più nel dettaglio, la soluzione che propone il manager di Ibm si articola in sei mosse: focalizzarsi sul valore (ottenere di più con meno risorse); sfruttare le opportunità (cambiare il modo di guardare al mercato); agire rapidamente (gestire il cambiamento valutando rischi e benefici); ridurre i costi; ottenere di più dall’infrastruttura esistente; aumentare la produttività dell’organizzazione It.
Sei mosse che, naturalmente, trovano nelle soluzioni It un efficace supporto e sostegno su cui punterà strategicamente Ibm nei prossimi mesi. “Nel 2009 riprenderemo i pilastri della strategia 2008 che ci ha visto molto coinvolti sulla Pmi attraverso una serie di iniziative e un’offerta che, prima ancor che tecnologica, sia di supporto alla cosiddetta “cultura all’innovazione”. Prima di tutto attraverso una reale vicinanza all’utente e quindi con una presenza fisica sul territorio che abbiamo rafforzato nel 2008 e che sarà certamente di continua attenzione anche per quest’anno, sviluppando un ecosistema di partner non solo in area It ma anche con enti e associazioni (sedi locali di Confindustria, Universitòà, ecc.)”.
Secondo filone strategico seguito nel 2008 e che troverà una continuazione anche quest’anno è dato dalla Pa, sia centrale che locale. “La pubblica amministrazione locale richiede la collaborazione con i business partner. Per quanto riguarda invece la Pa centrale abbiamo sviluppato un piano di innovazione per il Governo che va a toccare un po’ tutti i Ministeri e orientato sul miglioramento dell’efficienza dei processi (razionalizzazione), sulla sicurezza territoriale, nonché sulla gestione e l’analisi dei dati in termini anche di Business Intelligence”, spiega Farioli.
E per restare sul piano dell’innovazione come via d’uscita e opportunità per vincere le sfide, Ibm propone il cosiddetto “check-up dell’innovazione”, sviluppato qualche tempo fa in collaborazione con Sda Bocconi. “È un assessment che riguarda processi e tecnologie presenti in azienda che viene effettuato online e che dà una fotografia dello stato dell’azienda. Fotografia che ci permette poi di organizzare a livello locale degli incontri di approfondimento che non solo danno l’idea del livello in cui si trovano le aziende di una certa provincia o regione ma che ci consentono di fare quella che prima chiamavo “cultura dell’innovazione”, fondamentale per il percorso di cambiamento delle Pmi”, conclude Cristina Farioli. “Un assessment che poi diventa ovviamente anche la base da cui partire per disegnare la nostra strategia di vendita, andando a proporre ciò che realmente serve al mercato”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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