Digitalizzazione della supply chain: resilienza e collaborazione tra i principali benefici

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Attualità

Digitalizzazione della supply chain: resilienza e collaborazione tra i principali benefici

In occasione dell’incontro virtuale organizzato da Capgemini e SAP Italia, F.I.L.A. ha presentato la propria esperienza di adozione di SAP IBP per avviare la digitalizzazione della supply chain e, in particolare, rendere più efficiente il processo di gestione della domanda

17 Giu 2020

di Cristina Mazzani

“La nuova supply chain: ripensare la pianificazione e i processi” è il titolo del virtual event che si è tenuto nei giorni scorsi, realizzato da Capgemini in collaborazione con SAP Italia e ZeroUno.

Il tema è particolarmente attuale, l’appuntamento si è svolto infatti nei giorni in cui le aziende sono alle prese con la ripartenza dopo il lungo periodo di lockdown e in seguito alle varie difficoltà legate alle azioni di contrasto alla diffusione di Covid-19 che hanno determinato il rallentamento, se non la totale interruzione, delle attività. Non poteva quindi che essere virtuale la Tavola Rotonda che, con la moderazione di Patrizia Fabbri direttore di ZeroUno, ha visto confrontarsi: Gerardo Ciccone, Head of Manufacturing di Capgemini, Emanuele Messina e Pamela Bosin, rispettivamente CIO e Chief Projects Officer di Gruppo F.I.L.A. – Fabbrica Italiana Lapis ed Affini, Stefano Braghini Responsabile per le soluzioni di supply chain delle consumer industries di SAP Italia.

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La sfida principale della supply chain

La situazione di pandemia ha rappresentato un momento molto critico per tutte le aziende che in questi giorni stanno tornando in attività dovendo soddisfare tutta una serie di requisiti che la nuova normalità impone, ma non solo. Ogni organizzazione è inserita in una filiera che la fa dipendere anche da scelte di altri, basti pensare a quanto l’emergenza Coronavirus ha reso immediatamente evidente, cioè l’importanza degli approvvigionamenti.

“Problemi relativi all’arrivo di materie prime, componenti e semilavorati – ha dichiarato Patrizia Fabbri – si sono verificati fin dalle prime fasi dell’epidemia in Cina dato che buona parte delle filiere industriali italiane dalla meccanica, alla chimica, a quella tessile, per non parlare dell’high tech e dell’automotive hanno nel paese del Dragone uno dei principali fornitori. La provincia di Hubei è uno dei maggiori centri di produzione di componentistica e di assemblaggio di automobili e Wuhan è considerata la capitale cinese dell’automotive. A fronte di emergenze straordinarie, ma anche guardando a situazioni quali il black Friday in cui si deve rispondere a domanda elevata di prodotti, la soluzione non può essere riempire i magazzini ma ripensare la supply chain in modo che sia possibile compiere rapidamente scelte alternative, sia per quanto riguarda l’approvvigionamento sia per una migliore pianificazione delle linee di produzione. Il concetto da applicare è quello della resilienza e per farlo bisogna dotarsi degli strumenti adeguati”.

Digitalizzazione della supply chain, le aspettative delle aziende

“Da una ricerca compiuta dal nostro Digital Research Institute già l’anno scorso – ha affermato Ciccone – le aspettative di ritorno degli investimenti in digitalizzazione dei processi erano più alti se destinati alla supply chain piuttosto che ad altri reparti quali human resource, finance eccetera. La pandemia ha sicuramente aumentato l’interesse in questo ambito. E i benefici attesi dalla digitalizzazione della supply chain sono miglior customer experience (intesa come esatta previsione di consegna, rispetto dei tempi eccetera), efficienza operativa, possibilità di disegnare nuovi modelli di business anche in ottica di risparmi sui costi”.

Nell’esperienza di Capgemini tra i principali driver all’adozione di strumenti software per la gestione della supply chain vi sono la possibilità di avere uno strumento di controllo che aiuti le aziende a governare la complessità, per esempio, dovuta alla dislocazione sul territorio dei propri siti produttivi, ad ampi volumi e referenze di prodotto da gestire e così via, oltre che a rispondere a mutazioni della domanda e degli scenari competitivi. A tal proposito, le organizzazioni sentono il bisogno di tool di automazione per semplificare le operazioni e della possibilità di monitorare la gestione dei livelli di stock per ridurre il capitale circolante, senza ovviamente penalizzare i servizi al consumatore finale.

Implementazione di un progetto di digitalizzazione della supply chain, i punti critici

Tutti i relatori dell’incontro virtuale hanno concordato sull’importanza del fatto che, nell’attuare un piano di digitalizzazione della supply chain, vi debba essere un forte commitment del top management; si tratta infatti di progetti cross function in cui devono essere chiamati a collaborare, oltre alla business unit IT e supply chain stessa, il sales, il procurement e quanti hanno responsabilità sui livelli di scorta nei magazzini e, d’altra parte, sulla customer experience. Solo così, e non è una cosa scontata, è possibile avere tutti gli input necessari per costruire modelli efficaci.

Tra l’altro, è stato evidenziato che soprattutto nelle aziende più piccole il tema supply chain viene gestito in ambito produzione e non esiste in pratica una figura di riferimento. Questo rappresenta un elemento di debolezza nelle organizzazioni che non riescono ad avere una visione davvero integrata della supply chain.

“Le competenze – ha aggiunto Messina – nel nostro caso non sono mancate, Capgemini e SAP ci hanno supportato, ma sicuramente credo siano per tutti e sempre un fattore da valutare con attenzione sia che si decida di acquisirle, sia che si preferisca optare per la scelta di un partner”.

L’esperienza di F.I.L.A. e I vantaggi ottenuti

La storia di F.I.L.A. inizia nel 1920 e a partire dagli anni ‘90 ha visto l’ampliamento delle attività mediante molteplici acquisizioni.

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“Nel corso del tempo – ha raccontato Messina – ci siamo resi conto che aumentava la complessità dell’organizzazione, la nostra esigenza primaria è stata quella di aver un ERP comune per uniformare la cultura aziendale (pur salvaguardando le specificità locali) ma anche per costruire una base comune su cui poggiare strumenti più avanzati. È il caso del software per la gestione e pianificazione della domanda che rappresenta la sostanza del progetto su cui stiamo lavorando oggi con SAP”.

“ Una delle nostre principali esigenze – ha spiegato Bosin – era quella di mantenere elevato il livello di qualità di servizio ai clienti (tenendo presente che gestiamo numerosissime referenze e serviamo moltissimi clienti in tutto il mondo) e avere livelli di stock adeguati. Si è quindi deciso di implementare SAP IBP – Integrated Business Planning, partendo in particolare dal tool per il demand planning. Tra settembre e dicembre dell’anno scorso abbiamo costruito un team cross funzionale, proveniente da diverse realtà del Gruppo, per disegnare il modello funzionale che rispondesse alle nostre esigenze e poi siamo partiti con l’implementazione. Ci siamo trovati nelle fasi di test e training nel momento dell’emergenza sanitaria, siamo comunque andati avanti svolgendole remotamente e il progetto è andato live in aprile”.

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SAP IBP ha consentito all’azienda di passare da un processo di gestione della domanda da trimestrale a mensile; F.I.L.A. può oggi, inoltre, contare sull’opportunità di monitorare tale processo in modo continuativo, secondo diverse variabili. Ancora, questo strumento offre funzionalità di simulazione per valutare differenti scenari e compiere quindi scelte sempre più cosapevoli.Più in generale, è stata sperimentata sin da subito l’opportunità di far collaborare più anime dell’azienda, una collaborazione che è partita con il disegno del progetto e prosegue con lo scambio continuo di informazioni e best practices tra tutti gli attori coinvolti, sia a livello locale che di Gruppo.

“Al momento questa soluzione SAP – ha spiegato Bosin – è adottata in Europa, tra agosto e settembre sarà implementata in Cina e con l’anno prossimo negli USA”.

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Il ruolo di SAP nella definizione delle supply chain

“In questo periodo di crisi relativa al rischio contagio del virus – ha dichiarato Braghini – tanti nostri clienti hanno deciso di rivedere la produzione (pensiamo alle industrie di profumi riconvertite a produttori di disinfettanti o di fashion che si son attivate per realizzare mascherine) o addirittura hanno dovuto fermarsi, il che ha determinato mutamenti e problemi lato sourcing e giacenze. Processi, produzione e logistica hanno risentito fortemente della crisi e solo con l’ausilio di strumenti software quali quelli di SAP hanno potuto essere resilienti, adattarsi alla situazione”.

Le aziende, in questo particolare momento, hanno potuto nello specifico riscontrare l’elevata flessibilità di SAP IBP e sfruttare i sofisticati algoritmi che caratterizzano questa soluzione per elaborare previsioni e proseguire con maggiore efficienza nella propria attività. Alcune in particolare hanno anche sfruttato delle iniziative messe in campo da SAP volte a fornire l’utilizzo gratuito di una serie di software, tra cui proprio SAP IBP, a supporto di questo periodo particolarmente critico.

Cristina Mazzani

Giornalista

Giornalista dal 1996, si è sempre occupata di tematiche tecnologiche, scrivendo per riviste dedicate al mondo B2B e al canale di distribuzione Ict. In alcuni periodi ha affiancato a questa attività collaborazioni per quotidiani e testate attivi in altri settori. Dal 2013 lavora con ZeroUno.

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