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Rischio fuga di talenti

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Rischio fuga di talenti

25 Apr 2006

di Mario Vavassori

Quali sono le macro tendenze che caratterizzano il mercato delle risorse it? Sicuramente uno scarso trasferimento di professionisti dalle società Ict alle aziende utenti, fenomeno che si affianca al mancato riconoscimento della forza lavoro più giovane, con il rischio di vedere i migliori talenti migrare verso mercati retributivi più incentivanti.

La tecnologia fa la differenza, si dice sempre. Migliora i processi, facilita la comunicazione, apre i mercati. Ma si dimentica spesso che a fianco dell’innovazione e della competitività esiste anche un terzo elemento: la produttività delle persone. Il capitale umano va incentivato e ricompensato nella maniera corretta poiché è il vero motore delle imprese, la reale forza che smuove e rinnova i processi, mette in campo cambiamenti e culture vincenti. La retribuzione è la prima e più importante forma di ricompensa. Seguono gratificazioni personali, autonomia, equità, responsabilità ecc. Il giusto mix di questi elementi ha una forza maggiore e più duratura di qualsiasi soluzione tecnologica nel motivare il raggiungimento di risultati. OD&M Consulting (www.odmconsulting.com) da anni fotografa tali parametri per comprendere le dinamiche retributive e le politiche di incentivazione a livello nazionale e nei diversi settori. A fianco del regolare monitoraggio su base annuale, nel 2006 ha prodotto anche una valutazione quinquennale, misurando con precisione l’investimento reale effettuato sul capitale umano dal 2001 e l’impatto di lungo periodo del costo della vita sulle retribuzioni. I dati sono realmente sorprendenti. In generale, si può dire che il mercato in cinque anni non ha complessivamente fatto fare passi avanti alla forza lavoro italiana dal punto di vista retributivo. Esistono comunque comportamenti diversi in funzione delle categorie: i Dirigenti e ancor più i Quadri conservano e migliorano leggermente il proprio potere d’acquisto; gli Operai mostrano una sostanziale tenuta rispetto ai livelli del 2001; gli Impiegati evidenziano una sofferenza significativa, con un calo del potere d’acquisto pari a circa 1,5% della retribuzione per ogni anno (-5,8% nel periodo 2001-2005). Nell’insieme gli stipendi degli italiani rimangono ancorati all’inflazione (precisamente a -0,2%), senza guadagnare forza in cinque anni. Questa sofferenza è più marcata nelle aree tradizionalmente più “deboli” dal punto di vista del mercato del lavoro e delle retribuzioni: al Sud Italia, nelle piccole imprese, tra i giovani in ingresso nel mercato del lavoro e in particolare per i giovani laureati.
Questi valori, che si evincono dal VII Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani 2006 realizzato da OD&M Consulting, trovano parziali conferme anche all’interno del mondo delle tecnologie. Sia che si parli di aziende fornitrici di soluzioni Ict sia che si tratti della funzione It nelle aziende utenti, il mondo Ict in questi ultimi anni ha mostrato forze contrastanti: alla volatilità delle retribuzioni dovuta a speculazioni e facili entusiasmi nelle aziende fornitrici si è contrapposto un certo irrigidimento nelle aziende utenti che fanno un uso più spinto della tecnologia (per esempio, nel mondo della finanza, delle banche o in quelle aree del manufacturing più esposte verso la logistica). Occorre distinguere almeno tre mondi sottostanti all’information technology, lato offerta: il segmento di imprese che producono tecnologie, quello che le vende e il mondo della consulenza e gestione. Sono attori di un unico mercato, ma con connotazioni e politiche retributive differenti. A questi si affiancano i professionisti dell’It che operano presso le aziende utenti.
Dai dati OD&M emergono elementi di riflessione proprio in relazione a questa segmentazione. Dal punto vista occupazionale, quantificare la forza lavoro è complesso. L’ultimo Rapporto Federcomin parla di 675mila persone direttamente impiegate nell’Ict nel 2004 (-22mila unità rispetto al 2001) e un incremento considerevole dei contratti a termine, ma anche una previsione di crescita di 16.700 unità entro il 2010. Se il settore Ict è considerato statico è invece il mondo che lo circonda a trainare l’occupazione di professionisti It, conseguenza del fatto che i cosiddetti “power user”, utenti evoluti delle applicazioni informatiche, sono arrivati a 4,2 milioni.
In questo continuo rimando tra settore Ict e competenze distribuite sul mercato, gli spunti per comprendere le dinamiche retributive sono almeno tre. In primo luogo è interessante valutare la differenza retributiva che esiste tra il settore Ict e tutti gli altri ambiti produttivi. In media questo settore offre retribuzioni del 2% più elevate. Il dato è sostenuto principalmente dagli impiegati, che percepiscono mediamente di più rispetto a chi opera in aziende non informatiche. Con il crescere della qualifica si assottiglia però il vantaggio, fino ad annullarsi per i dirigenti. È presumibile che nel brevissimo periodo il fenomeno trovi un rinforzo anche nel recente rinnovo del Contratto Nazionale delle Telecomunicazioni. L’evidenza maggiore resta comunque il riconoscimento della specializzazione degli impiegati, retribuiti meglio proprio perché si richiedono loro competenze più elevate nelle funzioni di staff.
Il secondo spunto di riflessione riguarda l’impiego dei professionisti informatici al di fuori del settore informatico, cioè presso le imprese utenti. Per il professionista informatico, lavorare all’interno delle società hi-tech non paga. L’area IT nelle società Ict è retribuita infatti peggio di quanto non avvenga per le stesse aree delle altre imprese italiane. La differenza vale per ogni tipo di inquadramento: impiegati (-7,7%), quadri (-3,8%) e dirigenti (-9,4%). A che cosa è dovuta questa disparità di trattamento? Per le banche o gli ambiti dove l’informatica supporta il main process del ciclo produttivo questo è evidente: l’information technology insiste sulla creazione del valore ed è dunque valutato dal mercato come proporzionalmente più importante. Questi professionisti devono, infatti, farsi carico dell’onere di trasferire in azienda nuove tecnologie e nuovi processi, svolgendo in qualche modo il ruolo di mediatore culturale e di responsabile dell’apprendimento delle tecnologie.
C’è infine un terzo segmento da valutare. Sono le professioni di staff che operano in aziende Ict ed esercitano una funzione omologa a quella esercitata nelle altre aziende; come per gli amministrativi, gli addetti alla finanza, al controllo di gestione, alle risorse umane ecc. la loro prestazione in un’azienda del settore Ict è retribuita meglio. A loro si riconosce una capacità manageriale più elevata, che viene premiata in busta paga con valori medi superiori del 2% (3,6% per i quadri). Il mercato riconosce e/o richiede a questi professionisti una marcia in più. Si ha la percezione che, direttamente o indirettamente, il settore offra ai suoi addetti una formazione più marcata sulle tecnologie. Le figure di staff presenti nelle società Ict sono di conseguenza molto contese sul mercato.
In passato questa attenzione fu rivolta principalmente agli specialisti It (l’esperto di una determinata soluzione, dipendente del vendor di tecnologia, che magari operava presso un cliente dello stesso) e mise in luce un fenomeno tutto italiano: il freno posto ai professionisti Ict nell’abbandonare il settore di provenienza per migrare verso altre aree produttive. Negli anni 2000-2001 gli esperti Ict hanno visto lievitare le proprie quotazioni sulla scia delle speculazioni della new economy e, in quel contesto di turbolenza, anche le imprese utenti di tecnologie hanno cercato di trattenere in ogni modo i loro professionisti. Finita la bolla, però, il mercato del lavoro sta tornando alla normalità anche dal punto di vista delle leve retributive e della mobilità.
Ai responsabili delle risorse umane (in particolare delle società Ict) è richiesta oggi una pianificazione più oculata per il prossimo quinquennio. Bisogna però tenere presente che rinunciare all’interscambio di risorse, con la paura di perdere talenti preziosi, equivarrebbe, per le società Ict, al rischio di perdere la funzione di “nave scuola”, più che mai indispensabile per fidelizzare i rapporti di filiera (se una banca assume come responsabile It il consulente di un determinato vendor è probabile che prosegua un rapporto privilegiato con questo). Oggi il problema del trasferimento di conoscenza si sta comunque risolvendo nei processi in uscita delle risorse umane e le retribuzioni non sembrano essere più il vettore portante per trattenere le persone. L’errore, tuttavia, si sta pericolosamente riproducendo per le figure in ingresso, ovvero per le giovani leve, soprattutto per i laureati. In generale, in Italia il quinquennio passato ha visto un drastico deprezzamento del valore medio di mercato della laurea. Il settore Ict non è diverso. Fisiologicamente ha un’alta intensità di laureati in ingresso e rischia più di altri di fare da cassa di risonanza di un problema che non ha eguali in Europa, rischiando di incoraggiare la fuga di nuovi talenti verso mercati retributivi extranazionali.

 

 

*Mario Vavassori è docente del Politecnico di Milano e Presidente OD&M Consulting

 

 

 

LEGGI: Retribuzioni Ict 2006 – Indagine OD&M in esclusiva per ZeroUno – Quale prezzo per le risorse IT?

 

Mario Vavassori

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