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OSSERVATORIO Cloud Computing

Cloud storage: come scegliere tra private, public e hybrid

Nicoletta Boldrini
Tra necessità in termini di dinamica scalabilità ed alta affidabilità, sicurezza e disponibilità del dato, non sempre risulta facile scegliere tra enterprise data storage in house e risorse disponibili via public cloud. Il primo passo, considerando anche l'hybrid cloud, è comprendere le differenze, i pro ed i contro di ciascuna opzione possibile, magari rispondendo a 8 semplici domande
technology HowTo

L’uso primario dello storage in cloud è da ricondurre oggi soprattutto alla gestione dei dati non strutturati che hanno una crescita esponenziale continua sia in termini di volumi sia di formati disponibili. Il ricorso ad ambienti cloud, soprattutto di tipo pubblico, per dati strutturati sembra invece essere ancora piuttosto lento, dato che, in questo caso, le aziende continuano a sfruttare ambienti di enterprise data storage di tipo tradizionale. A fornire questo quadro di analisi è TechTarget che nel suo ‘special report’ intitolato “Getting started with cloud storage” propone una sorta di guida per aiutare le aziende a districarsi nella scelta tra private, public e hybrid cloud per l’enterprise storage.

Public vs. private cloud: i pro ed i contro

I benefici del ricorso alle tecnologie di cloud storage di tipo public per la gestione dei dati non strutturati è abbastanza evidente, a partire dal minor costo generale dell’utilizzo delle soluzioni (considerando che quelle di public cloud possono anche essere ‘spese temporanee’). Non essendoci hardware da acquistare, gestire o mantenere, i costi della gestione del data center nel suo complesso, o quelli dell’amministrazione dello storage nello specifico, di fatto diminuiscono. Non solo, il public cloud elimina anche le incombenze degli aggiornamenti tecnologici necessari per poter mantenere i sistemi ‘state-of-the-art’ (o semplicemente per ‘aggirare’ la sottoscrizione di ulteriori contratti di supporto).

Il modello cloud, in generale, può assicurare un utilizzo dello storage al 100% eliminando le quote di risorse inutilizzate che in sistemi di enterprise data storage tradizionale sono necessarie per poter anticipare la crescita dei workload o fronteggiare - senza rischi di downtime - la gestione di picchi di richieste improvvisi da parte dei servizi It e delle applicazioni.

Il modello di private cloud, che prevede un’erogazione delle risorse di storage in forma di servizio anche se l’infrastruttura è interna al data center aziendale (non quindi presso un service provider esterno come avviene invece nel modello public), offre, nell’analisi di TechTarget, maggiori prestazioni in termini di affidabilità dei sistemi ed un più elevato livello di sicurezza ma, di contro, soffre della mancanza di quella dinamica scalabilità garantita dal modello pubblico; agilità che spesso risulta discriminante in progetti dove il time-to-market rappresenta un elemento di differenziazione competitiva in business nei quali il servizio digitale ha un peso critico. Motivo per cui a configurarsi all’interno dell’It aziendale è sempre più spesso il modello di hybrid cloud che coniuga l’alta affidabilità e la sicurezza dei sistemi di enterprise data storage in house con la scalabilità delle risorse garantita da un rapido accesso on demand.

8 passi per decidere la scelta tra private, public e hybrid cloud

Partendo dalle macro-considerazioni di cui abbiamo dato un rapido accenno, come scegliere tra private, public e hybrid cloud storage lo suggerisce Arun Taneja, Founder & Consulting Analyst di Taneja Group, una società di analisi e consulenza specializzata in storage, server, networking e altre tecnologie infrastrutturali comprese quelle cloud e per i Big data, che sul canale SearchCloudStorage di TechTarget ha pubblicato un interessante articolo/guida per le aziende (“Eight questions to ask before using cloud storage”), partendo dalle domande che spesso si sente rivolgere dagli It manager: “Come posso decidere quale scelta sia la migliore tra il cloud e l’enterprise data storage tradizionale quando si tratta di nuove iniziative, grande crescita dei dati e periodico refresh delle tecnologie? Dovrei rimanere ancorato al mio approccio odierno che mi consente di avere tutto sotto controllo o devo iniziare a pianificare progetti di public cloud?”

“Non esiste una singola e corretta risposta a queste domande - è la prima sentenza dell’analista - tuttavia è utile prendere in considerazione alcuni dei ‘compromessi’ che potrebbero portare alla soluzione ottimale”.

Ed è partendo da questi ‘compromessi’ che Taneja redige gli otto step da affrontare:

  1. stabilire qual è lo use case principale: a quale ambito fa riferimento il progetto (disaster recovery, backup, collaboration, storage primario, ecc.)? Questa è la primissima domanda che ci si deve fare dalla quale deriveranno una serie di informazioni strategiche per la scelta (probabilmente per il backup potrebbe risultare più conveniente scegliere un servizio di public cloud mentre per lo storage primario affidarsi ad infrastrutture e risorse interne);
  2. capire quali informazioni saranno archiviate e gestite dallo storage: si tratta di informazioni e dati in uso dagli utenti? Che tipo di applicazioni alimentano? Queste applicazioni funzionano anche in ambienti cloud? Capire queste ‘correlazioni’ è importante per non ritrovarsi a posteriori a dover spendere tempo e risorse per l’integrazione di sistemi con conseguenti rischi di falle nella sicurezza o addirittura di fallimento dei progetti;
  3. identificare la tipologia di storage: si è più orientati allo storage ad oggetti per cloud-architected application oppure verso block o file storage a supporto di applicazioni tradizionali? Se si deve supportare un progetto che prevede dati a disposizione di applicazioni cloud native, magari in continuo aggiornamento, probabilmente lo storage ad oggetti via public cloud sarà la soluzione più adatta;
  4. stabilire gli Sla per la disponibilità dei dati: per capire se una soluzione di public cloud è la risposta corretta a ciò che si cerca, bisogna prima capire quali sono i propri ‘requirement’ interni in modo da confrontare gli Sla interni con quelli forniti eventualmente da un service provider esterno;
  5. focalizzare l’attenzione su data security and privacy: esattamente come per gli Sla, per capire se e come un service provider sarà in grado di assicurare i livelli di sicurezza e privacy dei dati richiesti, è opportuno avere ben chiare le necessità interne stabilendo prima di tutto le proprie policy aziendali;
  6. fare attenzione alla compliance normativa: in questo caso è bene porsi tutte le domande di dettaglio specifiche per ciascuna normativa cui l’azienda deve essere compliant (avrò rispettato tutte le indicazioni della normativa ‘x’ usando un servizio di public cloud storage?)
  7. far combaciare i piani di recovery con i tempi forniti dal service provider: è importante che i tempi di recovery forniti dal cloud service provider siano in linea con gli obiettivi interni in termini di strategia e piano di disaster recovery;
  8. far dialogare storage interno con storage esterno: se lo storage primario è gestito da infrastrutture interne è bene capire come questo può interoperare con le altre risorse storage, specie se in public cloud (oppure il contrario, capire come lo storage esterno può fornire accessibilità locale in linea con lo storage primario in house senza creare quindi ripercussioni sui tempi di risposta e disponibilità del dato).

Per maggiori informazioni: hybrid cloud

 

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