È il mondo intero, in questi anni, ad interrogarsi sul proprio futuro. L’obiettivo tanto ambito del raggiungimento di ricchezza e benessere ottenuto attraverso modelli di sfruttamento intensivo umano (di pochi su molti) e di risorse naturali è al centro di una inevitabile rivisitazione sia da parte delle economie occidentali più evolute sia, in forme meno diffuse ma comunque presenti nelle diverse politiche economiche, negli stessi paesi che stanno vivendo oggi una fase di forte crescita e sviluppo.
Tipicamente, nei periodi di prolungata difficoltà e crisi economica come quello attuale, il disagio si estende in modo diretto alla sfera sociale passando molto spesso da quella individuale. Le imprese, attraverso le persone che le compongono e il cui lavoro determina lo sviluppo o il rallentamento del business, sono “corpi vivi” che della crisi assorbono le dinamiche negative che si riversano sui modelli relazionali e comportamentali con i quali le persone quotidianamente lavorano (scambiandosi opinioni, prendendo decisioni, attuando azioni e scelte, ecc.).
Sono ormai dimostrati i benefici aziendali offerti dal Social Business. A dimostrarlo anche le ricerche del McKinsey Global Institute, dove è stato riscontrato che l'utilizzo dei social media in azienda può far aumentare la produttività. Ma occorre imparare a conoscere le regole specifiche per evitare di muoversi nel mondo social seguendo modelli del marketing tradizionale
La nascita dei computer è intrecciata alle vicende di due personalità, Charles Babbage e Ada Lovelace, unite in un percorso anche più arduo di quello già non facile dell’innovazione e dell’affinamento dell’esistente: hanno applicato il loro talento matematico non per migliorare qualcosa che già c'era, ma per "creare" qualcosa che prima non esisteva del tutto
È indubbio che i modelli di business delle imprese, in qualunque mercato esse operino, siano ormai sempre più basati su un IT che abilita efficienza, efficacia e nuove opportunità. Nei processi attraverso i quali l’azienda si muove sul mercato, la tecnologia ha oggi una pervasività quasi totale, ma anche un livello di complessa interconnessione (interna ed esterna) che inevitabilmente crea potenziali fragilità e porta a ridefinire il concetto stesso di rischio.
Si era ipotizzato che l’uso emergente di piattaforme di social software in ambito aziendale avrebbe generato una forte spinta alla collaborazione trasversale, alla condivisione della conoscenza e allo sviluppo e valorizzazione di reti sociali. Nei fatti invece la tecnologia sembra aver intrapreso una battaglia con l'uomo stesso, "sostituendolo" sul lavoro e favorendo la disoccupazione. L’unica soluzione è riportare al centro tutto ciò che ancora oggi è esclusiva dell'essere umano e resta fuori dalla portata delle "macchine", per quanto sofisticate siano
Più la società e le imprese si immergono nella digitalizzazione, più è importante “prendere le misure”. In che senso? Nel senso di capire sempre dove sta il vero valore.
Tra il sapere informatico e quello umanistico non c'è mai stato uno scambio vero, ma piuttosto una 'colonizzazione culturale’, l'incedere del primo sul secondo. Cosa accadrebbe se si invertisse la rotta, se l'informatica provasse a lasciarsi contaminare da altri mondi non-matematici?
“Non fidatevi di chi, in azienda, ha più di 30 anni!” Così diceva Steve Jobs per dare alla sua Apple quella costante capacità di innovazione tecnologica, marketing e ricerca della “nuova frontiera” che ha consentito alla Casa di Cupertino di diventare ciò che è oggi e ciò che ha rappresentato per “l’evoluzione della specie” umana. Immaginatevi se Jobs fosse oggi un Cio. Provate a pensare, sotto il profilo delle scelte architetturali, cosa farebbe per snellire il legacy tecnologico, applicare i nuovi modelli cloud, far diventare l’It vero motore dell’innovazione del business aziendale. Probabilmente, qualcuno penserà, lo caccerebbero. È probabile. Ma restiamo sull’affermazione iniziale di Jobs, quella che riguarda i giovani.
Non preoccupatevi vedendo il titolo. Non vi aspettano, se avete deciso di leggere questo editoriale, impegnativi riferimenti artistico-filosofico-scientifici e da business school. Semplicemente vi propongo alcune considerazioni e parallelismi tra scelte estetiche e funzionali e ciò che oggi, nei sistemi informativi, si va disperatamente ricercando, cioè quella capacità di rispondere, o meglio ancora, di essere “proposal” rispetto alle esigenze di innovazione di impresa.