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Innovazione nella Pubblica amministrazione per cambiare l’Italia

Elisabetta Bevilacqua
Il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ha prefigurato una Pa come knowledge farm, in grado di sfruttare ancor meglio dei privati le potenzialità della digitalizzazione. Lo ha fatto nel suo intervento a conclusione del convegno dello scorso Forum Pa “Lo Stato innovatore: verso una PA 4.0 in un’economia 4.0”, dove si sono confrontati i principali protagonisti dell’offerta di tecnologia digitale, come Cisco, SAS, Hewlett-Packard e Tim e grandi società pubbliche come Sogei e Consip. L’innovazione digitale della Pa può essere uno stimolo fondamentale per la crescita della società, del sistema economico e del Paese nel suo complesso.

Pier Carlo Padoan, Ministro dell'Economia e delle Finanze

“L’innovazione è un fatto complicato: devono concorrere fattori diversi, attraverso una reazione chimica supportata da strumenti di politica economica, per potersi tradurre in maggior dinamismo dell’economia e della società”, ha sostenuto il ministro Pier Carlo Padoan, nel suo intervento. Eppure l’innovazione è il destino dell’Europa, nel cui futuro deve realizzarsi maggiore produttività e, al tempo stesso, il miglioramento della qualità, se si vuole superare la crescita debole a lungo termine che la blocca. Per farlo andrebbe rivitalizzata la formula, vincente in passato, dell’integrazione e dell’abbattimento delle barriere, suggerisce Padoan.

Andrea Rangone, fondatore degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano e CEO di Digital360.

“L’Italia, da parte sua, se vuole seguire la via dell’innovazione, deve recuperare almeno 23 miliardi di euro all’anno di investimenti in digitale e circa 300 milioni di euro di investimenti in start up high tech, per adeguarsi alla media europea”, come ha dichiarato, dati alla mano, da Andrea Rangone, fondatore degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano e CEO di Digital360.
“E’ inevitabile diventare un Paese 4.0 per evitare il declino. L’Italia deve creare un ecosistema digitale mettendo insieme il ruolo delle imprese e quello della Pa”, ha confermato Enza Bruno Bossio, componente dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica, ricordando che già sono in moto almeno due fattori che spingono in questa direzione.

Enza Bruno Bossio, componente dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica

Da un lato l’Europa ha indicato gli obiettivi per la creazione di un mercato digitale entro il 2020, dall’altro il governo e il parlamento italiani hanno definito le coordinate per la realizzazione del piano sulla banda ultralarga e per la crescita digitale attraverso il piano triennale le cui linee guida sono state indicate da Antonio Samaritani, direttore generale di Agid.

“Mi sono convinto che il ruolo della Pa, in un mondo guidato dall’innovazione, vada oltre la capacità di soddisfare le richieste di semplificazione e di maggior trasparenza, se pure legittime, da parte dei cittadini – ha sottolineato Padoan – La Pa può essere un motore di crescita visto che, forse meglio del settore privato, può sfruttare la nuova dimensione dell’economia digitale e degli open data”.

Antonio Samaritani, direttore generale di Agid

Ne sono esempio la fatturazione elettronica che ha spinto il settore privato ad utilizzarla anche per le transazioni interaziendali, l’informatizzazione del sistema doganale, descritta da Cristiano Cannarsa, amministratore delegato e presidente di Sogei, lo snellimento dei sistemi di acquisto basati su strumenti digitali, ricordato da Luigi Ferrara Presidente Consip. Riprendendo l’avvertimento emerso dall’intervento di Ferrara sulla necessità di cambiare profondamente i processi esistenti e non solo di digitalizzarli, Padoan ha ricordato ai policy maker che è proprio questa la chiave affinché si realizzino i risultati attesi dalle riforme strutturali: “Si possono cambiare i processi e quindi i comportamenti grazie alla tecnologie”.

Cristiano Cannarsa, amministratore delegato e presidente di Sogei

Il ministro si è anche chiesto come mai un Paese percepito come iperburocratico sia al tempo stesso capace di generare tante best practices che le esperienze portate a Forum Pa hanno evidenziato. “C’è l’incapacità di sfruttare al meglio le gigantesche risorse presenti nel Paese – è stata la sua risposta – La capacità di generalizzare le best practices può diventare la vera riforma strutturale capace di cambiare comportamenti, incentivi e risultati, migliorando la vita non solo per i cittadini ma anche per le persone che lavorano nelle amministrazioni”.

Luigi Ferrara Presidente Consip

Riprendendo alcune proposte di Rangone, Padoan ha sottolineato che lo Stato deve concentrare le scarse risorse di cui dispone, disegnando regole semplici ma soprattutto utili per le imprese e per le famiglie e introducendo incentivi fiscali, per favorire l’attività innovativa. “Certo ci sono vincoli di bilancio, ma i risultati non derivano solo dalle risorse stanziate, ma dalla capacità di disegnare la norma nel modo più efficiente”, ha concluso, ricordando che la Pa si deve interrogare su come migliorare se stessa per migliorare la società italiana.

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