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e-Government

La banda larga fa le spese della liberalizzazione incompiuta

Elisabetta Bevilacqua

La polemica nata dall’emendamento sull’accesso disaggregato evidenzia difficoltà che rischiano di bloccare la diffusione della banda larga, indispensabile per competere a livello mondiale, soprattutto per le imprese e i distretti industriali più innovativi.

Fin dalla prima puntata di questa rubrica abbiamo evidenziato che l’attenzione alla messa in atto dell’Agenda digitale italiana finalizzata al superamento del digital divide che blocca lo sviluppo economico del paese non si possa concentrare solo sugli aspetti infrastrutturali. Tuttavia le polemiche innescate da un emendamento apparentemente tecnico sull’accesso disaggregato, che sancisce la possibilità per i provider di fare manutenzione in proprio dell’ultimo miglio anziché affidarla a Telecom Italia, evidenzia il nervo scoperto della liberalizzazione incompiuta delle Tlc. Di conseguenza mette in luce come la possibilità di portare a casa dei clienti, aziende o privati, una vera banda larga sia bloccata non solo da difficoltà di tipo tecnologico o economico, ma anche da interessi contrastanti fra gli operatori che agiscono ai diversi livelli: i proprietari del rame, della fibra, delle connessioni mobili…

Tornando al casus belli, l’emendamento approvato in parlamento da tutti gli schieramenti consentirebbe ai provider di fare direttamente l’attività di manutenzione svolta oggi da Telecom Italia (per lo più in outsourcing) per un costo forfettario di 2 euro per linea al mese. Ciò eliminerebbe un guadagno improprio dell’incumbent a scapito dei concorrenti (che stimano un valore effettivo del servizio di circa 0,50 euro) e degli utenti a cui il costo viene caricato in bolletta. L’emendamento è stato attaccato sia dal presidente di Telecom Italia Franco Bernabè, che l’ha definita “una evidente forma di espropriazione”, sia dal presidente di Agcom, Corrado Calabrò, che l’ha considerata un’interferenza impropria del parlamento rispetto al ruolo dell’agenzia. Ne è risultato un mezzo passo indietro da parte del governo che ha depositato una correzione inserita del decreto semplificazioni in discussione al Senato. La correzione prevede che sia assegnata ad Agcom la funzione di individuare “le misure atte ad assicurare l’offerta disaggregata dei prezzi relativi all’accesso all’ingrosso alla rete fissa e ai servizi accessori”, in modo tale da garantire maggiore trasparenza.

Banda larga per imprese e distretti: il problema non è il costo ma la disponibilità

Fin qui i fatti. Senza entrare nel merito della nuova normativa e fare pronostici sulla sua evoluzione, ci preme sottolineare che il riconoscimento dei legittimi diritti dei provider rischia di porre in secondo piano la necessità di fornire un servizio adeguato ad un paese industrializzato come l’Italia caratterizzato da una presenza diffusa di piccole e medie imprese e distretti sul territorio.

Secondo uno studio di Confindustria, a ottobre 2011 la banda larga ad almeno 2 megabit copriva il 95% dei distretti industriali, mentre l’adsl a 20 megabit raggiungeva il 53% dei distretti, contro il 65% degli utenti privati nelle stesse zone, probabilmente a causa della minore densità abitativa delle aree industriali e della maggiore distanza dalle centrali telefoniche. Esemplare il caso del Veneto, seconda regione italiana per Pil, con attività produttive molto disperse, dove si raggiunge meno del 50% di copertura per i 2 megabit effettivi. Eppure, secondo uno studio condotto da Sda Bocconi e Politecnico di Milano, in partnership con Ibm Italia, il Veneto figura ai primi posti fra le regioni italiane nell’indice di utilizzo Ict e nel grado di maturità dell’offerta sul territorio, ma figura al decimo posto in termini di readiness (infrastrutture, cultura e finanziamenti Ict). Lo stesso studio evidenzia che nelle infrastrutture Ict le prime 10 regioni sono tutte del nord, salvo il terzo e quinto posto di Lazio e Toscana.

Ma perché sarebbe importante in ogni caso andare oltre i 2 megabit per superare almeno i 20 quando non addirittura 100 megabit? Queste ampiezze servono se si vogliono usare in contemporanea posta e web, accedere con tranquillità ai dati e alle applicazioni in logica cloud, fare telepresenza, streaming, Skype… Anche se forse nessuna di queste singole applicazioni richiede una banda come quella resa disponibile dalle reti di nuova generazione, l’uso contemporaneo è indispensabile soprattutto alle aziende che devono interagire nel modo più stretto possibile con clienti e fornitori che si trovano sparsi in tutto il mondo. Certo ne hanno meno bisogno le aziende che operano con clienti e fornitori prossimi, che offrono prodotti e servizi a basso contenuto innovativo, che vendono solo nella propria provincia. Ma è soprattutto sulle prime che si può contare per un rilancio dell’economia in questa fase. Inoltre, “la disponibilità di banda abilita lo sviluppo dell’offerta di nuovi servizi”, come sostiene Alfonso Fuggetta nel suo blog, favorendo lo sviluppo.

L’impegno del governo, formalizzato in occasione della cabina di regia riunitasi a metà marzo, è stato di portare almeno 2 megabit a tutti entro il 2013 e almeno 20 megabit entro il 2020 al 50% della popolazione. Finora sono però stati trovati solo i finanziamenti per creare le reti al Sud tratti da risorse europee non utilizzate dalle Regioni.

Va però ricordato che l’Agenda digitale europea invita a fornire 30 megabit a tutti entro il 2015 e 100 megabit ad almeno il 50% della popolazione entro il 2020.

Nel confronto con la situazione attuale degli altri paesi europei emerge che la liberalizzazione italiane delle Tlc, se pur incompiuta, è stata utile per ridurre i costi di connessione. Le tariffe dei provider italiani si collocano infatti in una posizione intermedia fra i costi più elevati del Nord Europa e quelli più bassi della Gran Bretagna, non a caso il paese con una maggiore e più antica cultura di liberalizzazione dei servizi. La difficoltà vera resta però trovare abbonamenti Adsl con oltre 20 Mbps di velocità, come evidenzia l’osservatorio SosTariffe.it.

Un’altra sfida dunque per  “SuperMario”: portare a termine la liberalizzazione incompiuta delle Tlc non solo trovando i soldi ma anche superando gli interessi contrapposti fra gli operatori e gli ostacoli burocratici che rischiano di rallentare le attività di realizzazione delle reti di nuova generazione.

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